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PIER BERNARDI Re-Birth

Un consiglio: ascoltate "Re-Birth" a volume alto. Anzi, partite a volume normale e poi dopo un paio di pezzi alzate. Noterete la differenza di resa e resterete sorpresi. Perché il disco di Pier Bernardi ha un tessuto sonoro così ricco di sfumature che solo "sparando" il volume il beneficio risulta reale. Bel lavoro, non c'è che dire, e questo al di là degli ospiti di prestigio. Le 10 tracce in scaletta (tutte strumentali) raccontano molto dell'immaginario sonoro del bassista e compositore emiliano, qui al suo primo compact solista. E soprattutto hanno personalità, non hanno paura di girare attorno ai territori del rock…

Score

QUALITA' - 71%

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PIER BERNARDI re birth

Un consiglio: ascoltate “Re-Birth” a volume alto. Anzi, partite a volume normale e poi dopo un paio di pezzi alzate. Noterete la differenza di resa e resterete sorpresi. Perché il disco di Pier Bernardi ha un tessuto sonoro così ricco di sfumature che solo “sparando” il volume il beneficio risulta reale.

Bel lavoro, non c’è che dire, e questo al di là degli ospiti di prestigio. Le 10 tracce in scaletta (tutte strumentali) raccontano molto dell’immaginario sonoro del bassista e compositore emiliano, qui al suo primo compact solista. E soprattutto hanno personalità, non hanno paura di girare attorno ai territori del rock senza intenzione di prendere residenza in un posto – inteso come genere – preciso.

I 10 episodi del disco godono della collaborazione di grandi artisti internazionali come Ace (Skunk Anansie) alla chitarra e Michael Urbano (Sheryl Crow, Smash Mouth, Ligabue) alla batteria, oltre alle preziose incursioni di David Rhodes (Peter Gabriel), Paolo Vinaccia e Roger Ludvigsen nel primo singolo “Grace”.

In conclusione: musica di qualità.

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