IN "FIVE SONGS" CI SONO LE CINQUE CANZONI PREFERITE DI...
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PIERPAOLO CAPOVILLA

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Pierpaolo Capovilla

Nella carriera artistica di Pierpaolo Capovilla, Il Teatro degli Orrori ha rappresentato un punto di svolta importante: se con gli One Dimensional Man, infatti, per diversi anni ha cantato solo in inglese, nel progetto che gli ha dato notorietà e successo ha scoperto il piacere dell’esprimersi in italiano. «Non troverete nulla di italiano nella mia cinquina perché le cose veramente cruciali, nella mia formazione culturale e musicale, sono coincise, ad esempio, con l’hardcore americano, che ha condizionato il mio modo di suonare, di pensare alla musica, ma anche dal punto di vista narrativo ho subito il fascino di certi miti. Dirò di più: mi hanno condizionato molto di più i pezzi degli Hüsker Dü rispetto a certe cose di William Shakespeare». Di seguito le sue 5 canzoni preferite…

Bob Dylan – Ballad of Hollis Brown

Partiamo con un grande della musica mondiale e prendiamo una canzone tratta da uno dei suoi primissimi dischi.

Nick Cave & The Bad Seeds – Well Of Misery

Questa è una canzone meravigliosa, che però potrei anche sostituire con “A Box For Black Paul”, uno dei brani che meglio gli sono riusciti dal punto di vista narrativo. Sto parlando ovviamente del Nick Cave degli esordi, dopo l’esperienza The Birthday Party, quindi non di quello che ascoltiamo oggi che non c’azzecca più nulla col passato.

Scott Walker – Farmer In The City

Io adoro Scott Walker. Questo brano apre “Tilt”, un disco incredibile, pubblicato nel 1995. Il titolo significa “Contadino in città” e la canzone è dedicata a Pier Paolo Pasolini, quale titolo migliore. Scott Walker è un vero genio, un genio insuperato, inarrivabile, grazie a Dio è ancora vivo. Quando feci “Obtorto Collo”, il mio lavoro solista, contattai Peter Walsh, che è il produttore di Scott Walker, per la produzione del compact, che però mi rispose che non aveva tempo perché stava lavorando con Scott. Chissà, forse un giorno riuscirò a incontrare questo straordinario e incredibile artista.

Scratch Acid – Crazy Dan

Mi piace l’idea di citare questo gruppo per il quale ho sempre avuto molto rispetto. Parliamo di una band che piaceva moltissimo anche al grande Kurt Cobain, poco conosciuta qui da noi ma capace di avere un grosso impatto in America nel periodo in cui il grunge stava per muovere i suoi primissimi passi, quindi siamo tra la fine degli Anni Ottanta e gli inizi degli Anni Novanta. La canzone che ho scelto parla di violenza domestica, la storia è terribile: il ragazzo di questa poveretta si arrabbia tantissimo con lei, perché accecato dalla gelosia l’ha trovata a chiedere d’accendere a uno sconosciuto. La lega a un palo, la sevizia. La canzone finisce con una frase che dice questo: “…se sei sposata con uno squilibrato, meglio non chiedere d’accendere”.

Hüsker Dü – Pink Turns To Blue

Un pezzo degli Hüsker Dü ci vuole. Questa canzone è la storia di una tossica con dei grandi valori, però fa un po’ quello che vuole, scopa chi vuole, e muore all’improvviso. Gli Hüsker Dü hanno sempre avuto un affetto quasi genitoriale nei confronti di queste storie di solitudine, di disperazione, così americane ma così anche nostre. Oggi i ragazzi hanno l’abitudine di ascoltare l’emo, e non sanno nulla degli Hüsker Dü, ma loro sì che erano emo, nel senso che raccontavano veramente la vita dei più giovani. Questi sono stati dei grandi, ragazzi, parliamo di punk rock, ma col cervello, perché si può fare poesia anche con il punk. E il punk non è soltanto una successione di slogan alla Ramones (che Dio li abbia sempre in gloria, intendiamoci), ma è un genere che ha dato il là a tanti gruppi che hanno saputo suonare meravigliosamente ma anche raccontare delle grandi storie, e mi riferisco ai Fugazi, ai Black Flag, ai Dead Kennedys: hanno raccontato il loro mondo con spirito critico e gli va reso immenso onore.

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