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RANCORE

RANCORE «Gli spunti per riflettere sono la vera evasione»

Rancore si appresta ad arrivare in concerto all’Atlantico di Roma il 22 aprile, con “The Super GusBumps Show”, uno spettacolo unico per un viaggio che sperimenta l’alchimia tra teatro, musica dal vivo, magia, illusionismo e immagini. Un evento in cui il rapper esplora ogni parte e ogni potenzialità del palco e dello spettacolo dal vivo, dando sfogo a tutte le sue capacità istrioniche, creative e musicali (dal pianoforte al flauto traverso, dalle percussioni fatte con marmitte e ruote, agli strumenti più inconsueti) per un concerto che è un vero e proprio happening.

Chi non ha mai visto “The Super GusBumps Show”, cosa deve attendersi?

«Chi non ha visto “The GusBumps Show” deve aspettarsi di tutto, ma in questo caso abbiamo voluto esagerare perché qui si tratta del “The Super GusBumps Show” e nulla in questo spettacolo è lasciato al caso, neanche gli errori. Tutto è incastrato affinché lo spettatore si senta come sulle montagne russe, vi trasporteremo velocemente da un punto all’altro della mente. La musica, suonata dalla “The GusBumps Orchestra”, è il centro di questo spettacolo, al quale si uniscono la magia, il teatro, le maschere e lo scherzo. Non si smette di comunicare quando finisce la canzone, sfrutteremo nel modo più folle ogni angolo del palco ed ogni momento dello spettacolo. Solo chi sarà presente capirà ciò che intendo. Solo chi verrà potrà percepire i demoni che da sempre mi accompagnano (e ci accompagnano) ma che ora sono visibili a tutti su un palco, e tutti insieme, li rinchiuderemo di nuovo nell’ampolla dalla quale sono usciti».

Anche il rap è magia, illusionismo e immagini. Secondo te, in questo momento, il pubblico ha più bisogno di evasione o di spunti per riflettere?

«Credo che gli spunti per riflettere siano la vera evasione, l’evasione senza spunti per riflettere è un comodo adagiarsi sulla pigrizia. Gli spunti per riflettere nascono, secondo me, in parte dal mondo reale, ma spesso anche da quello della fantasia. La magia è un’illusione che può, come ogni cosa, essere utilizzata per portare una riflessione, ma anche per spegnerla. Tutto dipende da ciò che si vuole comunicare con quella magia e successivamente a quella magia. La differenza tra un inganno e un mistero è tutta qui. Ma il mistero può salvarci: a volte ingannare l’occhio con un inganno permette alla nostra mente di aprire più porte nei confronti del mistero, e questo secondo me è necessario. Ci vogliono togliere il potere del mistero lasciandoci senza nulla e chiudendoci in un mondo troppo reale e pesante, al punto che affonderà».

Parliamo di musica. La trap è il genere che oggi va di moda: ti piace, ti incuriosisce? 

«Non saprei dirti. La trap ha degli aspetti interessanti e altri meno. L’ho sempre vista come una croce messa prima della parola “rap”. Nel senso: la lettera “t” è palesemente una croce nella mia testa, ho capito troppo tardi che la croce messa prima del rap l’ha trasformato in trap. Non ho con me croci ma non sono contro, e credo che siano un forte simbolo contro certe razze di demoni. Sono indeciso se pensare che la trap nella sua leggerezza possa uccidere i demoni ammuffiti di ideali troppo vecchi o se invece è nata solo per prendere il rap e metterci una croce sopra».

Pensi che l’auto-tune sia uno strumento utile per chi fa rap?

«L’auto-tune secondo me è solo un effetto della voce e un modo per suonarla, il problema è solo che ha creato un genere, non che è utilizzato. Se serve una cosa in una canzone, se suona cioè, perché non mettercela? Sono la musica e l’orecchio a comandare e molti pezzi con l’auto-tune sono molto belli. Se bisogna mettercelo per forza però no, non è assolutamente utile».

Uno spettacolo a Roma, la tua città, genere attese particolari? Che rapporto hai, oggi, con Roma?

«Il mio rapporto con Roma è sempre stato molto profondo e da qualche mese a questa parte si è intensificato: nell’ultimo anno ho vissuto molto di più le strade di questa città e le strade del Tufello, ancora più di quanto già non facessi gli anni precedenti. L’ho vissuta come forse non l’avevo mai vissuta, e ho trovato il coraggio di farmi ascoltare bene da queste antiche mura. Street Halloween e l’Instreet (inStore Abusivo) sono la dimostrazione che le mie idee hanno iniziato a danzare in maniera coordinata con questa città, che ha dimostrato più volte di avermi compreso sia nel messaggio che ogni giorno cerco di mandare, sia nella follia lucida che ha accompagnato questo ultimo anno e tutto questo “The GusBumps Show”».

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