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RÈV Elettronica e scrittura in italiano. «L'ispirazione dei testi? Esclusivamente la mia vita»

Per il suo esordio solista ha scelto di abbinare l’elettronica a una scrittura (in italiano) dal sapore cantautorale. Insomma, Rèv (al secolo Gianluca Giannasso) ha scelto una strada interessante. Che vale la pensa scoprire…

Partiamo ovviamente dal disco. La prima cosa che mi ha incuriosito è stata la volontà di non dargli un titolo vero e proprio, perché?

«La risposta è molto semplice, l’idea del disco e del progetto musicale sono nate praticamente insieme. Rèv è sia l’alterego del musicista che la somma delle canzoni del disco, per come ho vissuto io la cosa sarebbe stato forzato trovare un ulteriore nome».

Ho scelto l’italiano perché è la lingua che mi appartiene e poi non credo che un suono sia per forza associabile solo ad una determinata lingua

L’amore per i Depeche Mode e i Nine Inch Nails è evidente, ma qual è stato il metodo che ti sei dato (soprattutto in fase di lavorazione dei suoni) per evitare che il compact si tramutasse nell’omaggio di un fan ai propri miti?

«Non ho seguito una strada precisa, in realtà mi sono mosso in estrema libertà. Probabilmente la mia fortuna è stata quella di attingere ad un immaginario molto più vasto e complesso di quello dettato da queste due sole band».

Nel tuo album c’è tanta elettronica ma anche un uso attento della parola, quasi cantautorale. L’ispirazione per i testi da dov’è nata? E perché la scelta dell’italiano per accompagnare un suono dichiaratamente internazionale?

«L’ispirazione dei testi è esclusivamente la mia vita. Sono tutti testi autobiografici, anche se ho evitato attentamente di narrare esattamente quello di cui stavo parlando, come a mantenere una forma di privacy. Poi ho condito il tutto con immagini di libri o film che ho amato o che stavo leggendo o guardando mentre lavoravo al disco. Per quanto riguarda la lingua, ho scelto l’italiano perché è quella che mi appartiene e poi non credo che un suono sia per forza associabile solo ad una determinata lingua».

In Italia, chi altri fa musica come Rèv? Nel senso: per chi hai ammirazione?

«Non so dirti chi fa musica come Rèv, di sicuro stimo persone come Paolo Benvegnù o Lele Battista. Mi piace il nuovo percorso artistico di Edda e di John De Leo e stimo Fabio Cinti con cui ho lavorato a lungo come batterista. Sul versante più legato all’elettronica mi piacciono i dischi di Aucan e Boxeur The Coeur».

Lele Battista ha coprodotto il tuo album. In che misura ha assecondato o indirizzato il tuo lavoro in fase di produzione?

«Lele è stato la chiave di volta per quanto riguarda il suono finale del disco. Le strutture dei pezzi sono rimaste praticamente invariate rispetto ai miei provini fatti in casa. Dal punto di vista sonoro la firma di Lele è evidente, sua è l’esecuzione delle parti di chitarra, basso e pianoforte. Inoltre preziosi sono stati i suoi consigli sulle strumentazioni da usare per ogni pezzo e sulle esecuzioni vocali, essendo lui un ottimo cantante. La cosa bella è stata la visione condivisa che ci siamo trovati ad avere delle canzoni».

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