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SHABLO The Second Feeling

Parafrasando Salmo, oggi tutti sanno il nome di Shablo, ma nel 2008, quando uscì il suo primo lavoro, non è che fosse un produttore così popolare in Italia. E forse è anche per questo che "The Second Feeling" non ottenne la visibilità meritata. Parliamo di un disco davvero notevole, che anche a distanza di anni mantiene inalterata la sua forza espressiva. Come un processore che supporta contemporaneamente più applicazioni, Shablo maneggia qui ritmiche e idee sonore. Il suo “The Second Feeling” è un concentrato di generi diversi (hip hop, soul, jazz, suoni caldi e molto altro ancora), stretti assieme…

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SHABLO the second feeling

Parafrasando Salmo, oggi tutti sanno il nome di Shablo, ma nel 2008, quando uscì il suo primo lavoro, non è che fosse un produttore così popolare in Italia. E forse è anche per questo che “The Second Feeling” non ottenne la visibilità meritata. Parliamo di un disco davvero notevole, che anche a distanza di anni mantiene inalterata la sua forza espressiva.

Come un processore che supporta contemporaneamente più applicazioni, Shablo maneggia qui ritmiche e idee sonore. Il suo “The Second Feeling” è un concentrato di generi diversi (hip hop, soul, jazz, suoni caldi e molto altro ancora), stretti assieme da un filo rosso: la passionalità. E’ un disco che in certi passaggi concede molto al pop, non disdegnando però un approccio raffinato alle costruzioni melodiche. Insomma, è efficace senza sbracare, è lucido anche nelle curve più impegnative. I primi 5 brani sono dei potenziali singoli, con la bellissima “What About The Meaning” che spicca nel pokerissimo; “Resolution” è il cambio di registro che spezza il mood spostando i limiti un po’ più in là, è l’azzardo che sfocia nel brano successivo (“Like Before (Honey)”): ritmica assassina, bassi caldi, una produzione perfetta per qualunque dancefloor, peccato solo plani sul più bello. “No Love No Money” paga dazio alla scena parigina, per certi versi sembra proprio un omaggio alla “scuola francese”: l’esperimento funziona alla grande, ma anche in questo caso, sul più bello, la soglia dei quattro minuti si erge a muro, “smontando” un pochino le buone sensazioni dell’ascoltatore.

Se l’opera di chi recensisce è consigliare chi legge, allora non ci sono dubbi: questo è un disco che vale la spesa. Adatto a chi vuole “ballicchiare” o anche solo ascoltare, utile a chi vuole muovere la testa a ritmo o portarsi dietro una buonissima colonna sonora. Meglio la prima parte rispetto alla seconda.

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