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SILENT CARNIVAL Drowning at low tide

"Drowning at low tide" arriva a due anni di distanza dall'esordio, e conferma Marco Giambrone su livelli di rendimento davvero alti. Il suo folk-rock-vagamente-elettronico proietta l'ascoltatore in un'atmosfera senza tempo, dove ogni cosa è priva di equilibrio. Silent Carnival è cresciuto ancora rispetto al debutto, ma l'età adulta non ha tolto al progetto quel piacere di confrontarsi con il lato oscuro delle emozioni, con la parte più irrazionale della realtà. Qua e là si avvertono echi Anni Ottanta e omaggi alla prima new wave. "Across the Ocean" e "Sick" sono buonissimi pezzi, ma è "Devotion" a stupire: Giambrone ci mette forza…

Score

QUALITA' - 73%

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silent carnival drowning at low tide

Drowning at low tide” arriva a due anni di distanza dall’esordio, e conferma Marco Giambrone su livelli di rendimento davvero alti. Il suo folk-rock-vagamente-elettronico proietta l’ascoltatore in un’atmosfera senza tempo, dove ogni cosa è priva di equilibrio. Silent Carnival è cresciuto ancora rispetto al debutto, ma l’età adulta non ha tolto al progetto quel piacere di confrontarsi con il lato oscuro delle emozioni, con la parte più irrazionale della realtà. Qua e là si avvertono echi Anni Ottanta e omaggi alla prima new wave. “Across the Ocean” e “Sick” sono buonissimi pezzi, ma è “Devotion” a stupire: Giambrone ci mette forza espressiva, sostanza e crudeltà. Il resto della scaletta è una sorpresa che si rinnova brano dopo brano. Il primo ascolto è saziante, ma è dal secondo in poi che il disco si concede completamente all’ascoltatore. Insomma, un album di qualità, che guarda alle nicchie, ma che (promozionato bene) potrebbe trovare parecchi favori all’estero.

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