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STELLA MARIS

STELLA MARIS «Ognuno di noi ha messo molto di sé in questa esperienza»

Da un’idea di Umberto Maria Giardini (già Moltheni) e Ugo Cappadonia, Stella Maris ha iniziato di recente a muovere i suoi primi passi con il singolo “Eleonora no”, pubblicato per La Tempesta. Completano il gruppo Gianluca Bartolo (Il Pan del Diavolo) Ema Alosi (La Banda del Pozzo) e Paolo Narduzzo (Universal Sex Arena). Una band sopra le righe che guarda al pop e alle atmosfere Anni Ottanta con rispetto, ispirazione e devozione. Abbiamo intervistato Umberto Maria Giardini, che del nuovo progetto è voce e autore dei testi.

In “Eleonora no” si sente l’eco degli Smiths. Cosa ti affascina ancora di quel gruppo e di quel periodo musicale in particolare?

«Gli Anni Ottanta per la musica sono stati anni particolarissimi. Soprattutto anni completi, in cui si affacciava alle produzioni la possibilità di usare l’elettronica anche per il pop, ne risultava tanta e tanta musica di bassissima qualità, che allo stesso tempo però definiva e lasciava spazio a tantissima altra musica in cui l’aspetto qualitativo in ogni sua forma (composizione, arrangiamento, testi, look) risultava eccelso. Gli Smiths appartenevano a questa seconda categoria. Ottimi musicisti, straordinaria voce, splendidi testi e alle spalle la Rough Trade che non sbagliava un colpo. La mia fascinazione per questa band sarà sempre altissima».

Il testo ha alcuni versi che fanno pensare: da “La ricetta più perfetta è cercarsi da ubriachi” a “Meglio prendere poco invece di niente”. Com’è nato?

«E’ nato così come nascono tutti i miei testi: mettendomi a pensare e a scrivere anche in base al tipo di melodia che il testo dovrà supportare».

La Eleonora del titolo è reale?

«Eleonora è un nome inventato, ed è giusto che sia così».

E’ sbagliato dire che in Stella Maris c’è più Moltheni che UMG?

«Sì, è sbagliatissimo, poiché non c’è né UMG né Moltheni. Il pubblico lo sa bene, è il giornalismo che deve per forza di cose cercare appigli a cui riferirsi quando ascolta e parla di un progetto».

Che percorso immagini per Stella Maris e qual è il contributo di ognuno di voi al progetto?

«Non immagino un percorso, più che altro per il fatto che la discografia italiana è diventata molto imprevedibile. Sono un disilluso per natura, quindi non prevedo nulla. Stella Maris è un ottimo progetto, il tempo e le circostanze detteranno il suo destino. Ognuno di noi ha messo molto di sé in questa esperienza, sicuramente Cappadonia avendo scritto tutte le musiche si pone in una posizione di privilegio, ma lo merita in quanto musicista raffinato e capace».

Prendo in prestito ancora un verso per chiederti un’opinione sull’amore. “…la minestra d’amore che mi preparavi di colpo si raffreddò e noi due insieme a lei”. Qual è il segreto per evitare che la minestra non si raffreddi mai?

«Non lo so, non sono uno psicologo, né una persona in grado di dare ricette sull’amore duraturo. Di certo il rispetto è un sentimento che aiuta chiunque sia innamorato, di questo sono certo. E poi scherzare e avere un buon carattere non danneggia di certo chi si vuol bene».

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