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SUSANNA PARIGI

SUSANNA PARIGI «La sensazione di non essere ascoltati, capiti, è il male di questi anni»

Ci piacciono le personalità forti. Cioè quelle persone che non hanno grossi timori ad esprimere opinioni chiare e nette su un argomento, specialmente se è d’attualità. Ecco perché qualche giorno fa ci siamo innamorati del post che Susanna Parigi ha pubblicato sul suo profilo Facebook. Vi riportiamo il testo qua sotto.

«Non si può certo dire che io sottovaluti la signora Maria De Filippi! Se pure mostrasse in diretta la resurrezione di Michael Jackson, Prince o John Lennon non potrei MAI, per principio morale, etica, amore per il mio Paese Italia, guardare un suo programma. SPEGNERE LA TELEVISIONE PREGO! Ha distrutto almeno due generazioni di italiani. I ragazzi privi di famiglie con potenti mezzi culturali sono stati lasciati in balia di questa nefasta “donna”. 30 anni di impegno totale non basterebbero per cancellare i danni prodotti dalla sua televisione di tamarri, di istigazione al litigio, ma soprattutto e drammaticamente, esposizione dell'”io”. ATTENZIONE: Maria De Filippi non è un personaggio televisivo… è molto di più».

Partiamo dalle cose recenti. Il tuo post contro Maria De Filippi ha alzato un polverone. Cosa ti ha spinto a prendere una posizione così forte e netta?

«Intanto non pensavo proprio di alzare un polverone. Chi mi segue conosce i contenuti dei miei spettacoli. Già nel 2005, in anni non sospetti, quando ancora il danno non era sotto gli occhi di tutti, nel mio concerto “In differenze” citavo la “signora” Maria. Ancora un’altra cosa: quello che ho scritto non ha niente a che vedere con la musica, né con Sanremo, ma con le “mutazioni genetiche”, irreparabili a breve, che i suoi programmi hanno provocato in questi anni agli italiani. La musica, nonostante sia il mio ambito, è ben poca cosa in confronto al resto. Ti faccio una domanda: cos’è per voi la pornografia? La pornografia dal greco “pornographie” e cioè “prostituta” e “scritto”, significa rappresentare immagini oscene allo scopo di stimolare eroticamente lo spettatore. Ora stimolare i bassi istinti delle persone prive di mezzi culturali, prive delle armi necessarie all’autonomia di giudizio, stimolare il pianto, stimolare la rissa, il litigio da comare del cortile, l’esponenziale esasperazione dell’”Io” e l’esibizione oscena delle proprie intimità, della propria vita privata in televisione, non è pornografia? O ancora peggio fingere di esporre le proprie intimità, come gli attori dei film porno fingono il rapporto, non è pornografia? Forse il termine non è appropriato, forse dovremmo chiamarla “pornooikeìa”, prostituzione dell’intimo. A mio parere persino peggiore della pornografia che riguarda il corpo. Per rispondere alla vostra domanda, ho semplicemente espresso un’opinione che ho da anni».

Quali differenza hai notato (per chi fa musica, ovviamente) fra gli Anni Novanta e gli Anni Duemila? Con Internet non si sono moltiplicate le opportunità?

«Senz’altro. Io ringrazio tutti i giorni Internet perché permette, almeno per il momento e per la prima volta, di bypassare i mezzi di comunicazione ufficiali. E’ quindi un’opportunità per essere più liberi. Liberi di fare la musica che vogliamo. Internet allo stesso tempo è anche scaricare gratuitamente. E questo per chi lavora nella musica è un grosso problema. Vengo alla domanda. In questi ultimi 15 anni è cambiato tutto. Come si fa musica, chi fruisce della musica, il ruolo della musica nella società. Tutto. Affrontare questo tema richiederebbe troppo spazio. Solo una banale sintesi: le case discografiche italiane da più di 20 che erano, adesso sono tre, parlo delle grosse; la televisione ospitava la musica con tantissimi programmi, adesso la poca musica ospitata è in funzione dello spettacolo televisivo; l’oggetto cd non ha più ragione di esistere; chi fa musica non è più tutelato per il motivo che spiegavo sopra del download gratuito. E potrei andare avanti».

​Insegni e hai insegnato musica al Conservatorio di Trento e Parma. Ma concedimi la provocazione: perché un giovane dovrebbe sprecare tempo nello studio quando 9 volte su 10 il successo arriva battendo ben altri canali?​

«Domanda interessante. Me la faccio tutti i giorni quando cerco di insegnare al meglio e ne parliamo pure insieme con gli allievi. Quello che dici è verissimo. Io non lo chiamerei successo. Io direi che per andare avanti oggi in questo lavoro è più importante gestire i rapporti che il proprio talento. Ma la risposta sai da cosa mi arriva? Dagli occhi dei ragazzi. Sono occhi appassionati della musica, indipendentemente dal futuro e indipendentemente dal calcolo delle probabilità, preferiscono farla bene, per loro stessi. Vogliono migliorare semplicemente perché fare una cosa bene è appagante. Ma sai che molti dei miei allievi non aspirano proprio al “successo” di cui parli? Sarebbe interessante da analizzare, no?».

​Il tuo ultimo lavoro, “Dal suono all’invisibile”, parla di spiritualità. Secondo te cosa può portare la riscoperta della spiritualità, oggi, in un contesto quotidiano fatto di parole talvolta oscure come “spread” oppure “pil” e cose simili?

«Noi siamo fatti di corpo e spirito. Amputare uno dei due origina malessere e disequilibrio. Per me oggi la riscoperta della spiritualità parte dalla riscoperta delle parole. Azzerare l’insulto quotidiano alle parole e delle parole che ormai hanno perso significato. Aspirare al silenzio che è l’unico spazio dove si può davvero ascoltare l’”altro” che ci sta davanti. La sensazione di non essere ascoltati, capiti, è il male di questi anni e della nostra società. Significa sentirsi profondamente soli».

Tu hai spesso cantato di donne e per le donne. Mi dici la tua sul titolo di qualche giorno fa che Libero ha dedicato a Virginia Raggi, cioè “Patata Bollente”? C’è chi ha parlato di banalissima goliardia.

«Quando dico che bisogna ripartire dalla “parola”, dico che la politica e quasi tutti i mezzi di comunicazione usano un linguaggio imperdonabile. Imperdonabile per il fatto che dovrebbero dare l’esempio. Che hanno un compito importante e non possono parlare come il più imbecille dei bulli. La “parola” ha il potere di costruire, e se la parola è volgare non può che costruire volgarità».

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