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ZUCCHERO «"Black Cat" è sicuramente il disco con più sonorità black che io abbia mai fatto»

Il nuovo album di Zucchero si chiama “Black Cat“: creato, ideato e scritto da Zucchero con la sola eccezione di “Streets of Surrender (S.O.S.)” che è stata scritta da Bono degli U2. Il disco è stato anticipato dai primi singoli in radio: “Partigiano Reggiano” in Italia e “Voci” all’estero. La produzione artistica dei 13 brani che compongono il compact è a firma di tre grandi nomi del panorama internazionale: T Bone Burnett, Brendan O’Brien e Don Was. Questo album verrà presentato live da Zucchero a settembre, in anteprima mondiale all’Arena di Verona, nei suoi unici dieci concerti in Italia per tutto il 2016, a seguire, questo tour impiegherà l’artista in tutto il mondo. Nelle date a Verona del 16, 17, 18, 20, 21, 23, 24, 25, 27 e 28 settembre l’artista porterà in scena uno spettacolo unico, regalando così al pubblico la possibilità di vivere un’esperienza inedita e irripetibile attraverso i suoi nuovi e vecchi successi. Abbiamo incontrato e intervistato Zucchero.

Come nasce il titolo di quest’album?

«”Black Cat” è innanzitutto un suono, è sicuramente il disco con più sonorità black che io abbia mai fatto».

Chi è il gatto nero?

«E’ un animale che cambia molto da cultura a cultura, per noi porta sfortuna mentre nel mondo afroamericano il gatto nero è sempre indice di buon auspicio. In più il gatto è un animale molto anarchico e libero».

Cosa intende per anarchico in musica?

«Semplicemente più libero, una volta non era necessario stare attenti che le canzoni fossero prime in radio e io ero un vulcano di idee. A tutti gli artisti fa piacere quando il brano funziona, se dicono che non gli importa mentono. Forse mi sentivo più libero perché avevo meno da perdere».

Ascoltando il disco si ha la sensazione che sia una summa della sua cultura musicale.

«Essere Diavolo e Acqua Santa fa parte di me eppoi il Diavolo è Acqua Santa. Il blues è sempre stata la musica del Diavolo, intendiamoci, io non sono una brutta persona. Sui pezzi veloci viene fuori questa parte di me».

C’è sempre questo sfondo che parla di antiche credenze. Per quale motivo?

«Quando parlo del partigiano reggiano, oltre al gioco di parole, per me è un ricordo romantico. Secondo i racconti il partigiano era un buono, un eroe che mi porto nel cuore. Sento che il 25 aprile è ancora molto sentito. Ovviamente ci sarà sempre chi ha qualcosa da ridire».

Come sono stati scelti i musicisti per collaborare a quest’album?

«Sono stati identificati insieme ai produttori. Ogni traccia ha un musicista preciso per quel brano, capace di esprimere al meglio determinate sonorità».

Quest’album è uscito in 3 versioni differenti.

«C’è la versione italiana, dove la maggior parte delle canzoni sono in italiano. La versione internazionale dove ci sono le stesse canzoni però in inglese e spagnolo. Inoltre uscirà una versione per il Giappone, dove andrò il primo maggio per un concerto dove sarà mio ospite Hotei che è un famosissimo chitarrista giapponese. E’ il primo concerto che farò in Giappone».

Carlotta Sorrentino
(www.notespillate.com)

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