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7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE Drew Goddard

Tanto rumore per nulla. "7 sconosciuti a El Royale" è un film corale piuttosto mollo. Anzi, ambizioso più del suo reale valore. Una pellicola che strizza l'occhio al miglior Tarantino, ma che non riesce minimamente a coinvolgere lo spettatore. I motivi? I personaggi in scena hanno pochissima profondità, tutte le storie che li riguardano sono mediocri e anche i dialoghi non sono granché. La trama. Alla fine degli Anni Sessanta, l'hotel El Royale nasconde diversi segreti. Tre sconosciuti si ritrovano in quel posto: una giovane cantante, un anziano prete e un venditore di aspirapolveri. Il gestore dell'albergo illustra loro una…

Score

SCORE - 4.5

4.5

5

el royale

Tanto rumore per nulla. “7 sconosciuti a El Royale” è un film corale piuttosto mollo. Anzi, ambizioso più del suo reale valore. Una pellicola che strizza l’occhio al miglior Tarantino, ma che non riesce minimamente a coinvolgere lo spettatore. I motivi? I personaggi in scena hanno pochissima profondità, tutte le storie che li riguardano sono mediocri e anche i dialoghi non sono granché.

La trama. Alla fine degli Anni Sessanta, l’hotel El Royale nasconde diversi segreti. Tre sconosciuti si ritrovano in quel posto: una giovane cantante, un anziano prete e un venditore di aspirapolveri. Il gestore dell’albergo illustra loro una piantina del posto facendogli scegliere se alloggiare in Nevada o in California, visto che l’hotel è esattamente sopra il confine tra i due stati. Ad un certo punto una ragazza hippie entra nell’hotel con comportamenti ambigui. Tutti diventano sospettosi gli uni verso gli altri e ognuno dei presenti si trova in quel posto per delle ragioni precise. Si dà così inizio a un tutti-contro-tutti senza capo né coda.

Cosa salvare? Beh, la scena iniziale, il sonoro, la fotografia (a parte nel finale), e anche la prova di un Jeff Bridges (il prete), che continua ad allungare la sua carriera con performance di qualità. Male tutto il resto del cast: da Cynthia Erivo, a un caricaturale Chris Hemsworth, per finire a una impalpabile Dakota Johnson, sfruttata veramente male. Meno peggio degli altri Jon Hamm, soprattutto per il monologo iniziale.

Drew Goddard firma una regia senza grossi guizzi e Lisa Lassek dà il colpo di grazia alla pellicola con un montaggio lacunoso. Triste velo sul finale, che colleziona sbadigli in sala.

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