AFTERSUN Charlotte Wells

“Aftersun” di Charlotte Wells ha una trama solo apparentemente lineare: un padre e la figlia undicenne trascorrono una vacanza in Turchia. Eppure quel soggiorno, per entrambi, è molto più di una parentesi estiva. Per la ragazza è uno sguardo curioso verso il mondo degli adolescenti e degli adulti, un primo confronto con territori ancora sconosciuti. Per il padre, interpretato da Paul Mescal, quella vacanza è attraversata da un tormento interiore che rimane coperto da sorrisi, giochi e attenzioni affettuose.
Il film non è affatto banale: evita spiegazioni esplicite e costruisce il senso attraverso silenzi, ellissi e frammenti di memoria. Nella parte finale si insinua una malinconia che sfiora la disperazione, non perché venga mostrato qualcosa in modo diretto, ma perché si conferma ciò che era già affiorato in filigrana. È proprio questo non detto a trasformarsi in una forza emotiva intensa.
Ottimi entrambi i protagonisti: Frankie Corio restituisce con naturalezza lo stupore e la vulnerabilità dell’età, mentre Mescal lavora per sottrazione, dando al personaggio una fragilità trattenuta ma costante. Un film che agisce in profondità, senza alzare mai la voce.




















