ALICE, DARLING Mary Nighy

“Alice, Darling“, diretto da Mary Nighy, affronta il tema degli abusi psicologici con uno sguardo serio, asciutto e mai accomodante. Il film ha il merito di entrare in una dinamica tossica senza cercare scorciatoie drammatiche o effetti facili: mostra il controllo, la manipolazione, l’insicurezza e quel logoramento silenzioso che spesso rende difficile perfino riconoscere la violenza per ciò che è. Proprio in questo sta la sua forza principale, perché riesce a trattare una materia delicata senza superficialità e senza eccessi di retorica. Non è però un film perfetto: in più di un passaggio si trascina, il ritmo si appesantisce e la tensione non sempre regge come dovrebbe. A sostenerlo ci pensa soprattutto il cast. Anna Kendrick (Alice) è molto convincente nel restituire fragilità, ansia e smarrimento; Charlie Carrick, nel ruolo di Simon, incarna bene una figura disturbante proprio perché mai sopra le righe; e anche Kaniehtiio Horn e Wunmi Mosaku, nei panni delle due amiche della protagonista, danno spessore e credibilità a un racconto che trova in loro un contrappeso umano fondamentale.
Il finale liberatorio chiude con coerenza un percorso doloroso e dà al lungometraggio un valore che va anche oltre il risultato strettamente cinematografico. Non tutto funziona alla perfezione, ma resta un’opera utile, onesta e adatta anche a un pubblico giovane: uno di quei film che avrebbe davvero senso far vedere a scuola, soprattutto agli adolescenti.





















