IN "FIVE SONGS" CI SONO LE CINQUE CANZONI PREFERITE DI...
Home > Interviste > Altri Suoni > ALMAMEGRETTA
raiz
Raiz / Foto di Riccardo Piccirillo

ALMAMEGRETTA «“Lingo” è la celebrazione di una umanità senza passaporto»

“Lingo” è perfetto così oppure oggi cambiereste qualcosa? E cosa, nell’eventualità?

Raiz: «Nulla, ormai è un classico e neanche gli autori possono più cambiarlo. Mi dispiace non aver fatto più remixes e extended versions dei pezzi».
Gennaro T: «Sarebbe innaturale e velleitario pensare di apportare delle modifiche a un lavoro concepito venti anni fa. Un album che tra l’altro ci ha dato grandi soddisfazioni dal punto di vista artistico e commerciale: “Lingo” è stato “disco d’oro” e ha sfiorato le 100.000 copie vendute».

In che Italia usciva 20 anni fa, “Lingo”, e che Italia lo accoglie 20 anni dopo? E’ un’Italia migliore o peggiore? Con un futuro davanti di che tipo?

eraldo bernocchi

Eraldo Bernocchi

Raiz: «“Lingo” è la celebrazione di una umanità senza passaporto, di un sentirsi cittadini del mondo. E’ stato fatto a Londra allora (e adesso) capitale di questo sentire per un pubblico di italiani e non che potesse riconoscersi in queste cose. Nel 1998 il disco fu un successo enorme che ci portò in giro con una tournée che fece sold out un po’ ovunque. Moltissimi dischi venduti e le radio che passavano le nostre canzoni che parlavano ed esaltavano il mix culturale, il confronto tra le differenze di lingua, etnia, religione. La risposta dunque, stando agli avvenimenti degli ultimi mesi in Italia, mi sembra oltremodo prevedibile».
Gennaro T: «Ci trovavamo in piena era berlusconiana, arrivata in seguito all’azzeramento della vecchia classe politica e dirigente per mano giudiziaria. Nonostante ciò c’era il miraggio di un Paese più aperto e sprovincializzato, anche in seguito al consolidamento del progetto di Unione Europea, con la conseguenza di libera circolazione di persone, merci, ecc. Per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare qui, le cose poi hanno preso una strada diametralmente opposta a quelle che erano le premesse iniziali. Quello che ereditiamo da questi venti anni è un radicamento di rancore sociale, xenofobia, razzismo sempre più manifesto, paura e diffidenza verso i “diversi”. E quando si diffondono sentimenti simili c’è sempre da temere il peggio».
Eraldo Bernocchi: «”Lingo” all’epoca usciva in un Paese migliore, con tutti i suoi difetti, ma decisamente migliore. Quando Raiz mi spiegò il significato che voleva dare a “Lingo” lo trovai modernissimo, proiettato nel futuro. Non lingua comprensibile a pochi in quanto gergo ma una lingua universale che potesse unire diverse culture, appartenenze, una “nostra” lingua. La musica dell’album, gli artisti che vi parteciparono, i luoghi dove venne prodotto e registrato, tutto faceva parte di una visione globale, di una famiglia intesa come gruppo di persone con una visione comune ma al tempo stesso individuale nelle scelte. Era un’Italia in fermento. Con una quantità di bands incredibile e delle case discografiche, che nella maggior parte dei casi manco avevano idea di cosa stessero facendo, ma i soldi ce li mettevano comunque, rischiando e facendo uscire delle perle. Oggi? E’ definibile l’Italia di oggi senza scadere nel triviale? Non so neppure come potrei fare».

Tag