ANTHONY MENZIA Monster in My Pocket
“Monster in My Pocket” è un pezzo acidissimo: l’elettronica proposta si muove come un virus che entra sottopelle e non lascia scampo, un rumore che cattura e prende in ostaggio le orecchie. L’unica possibilità è arrendersi a questo fascino malato, che inquieta e attrae allo stesso tempo. È un brano dark, spigoloso, che non fa sconti: rompe, frantuma e pretende ascoltatori pronti a reggerne l’urto. Farsi trovare impreparati significa esserne travolti, senza via di fuga.
“Monster in My Pocket” is an acid, abrasive track: its electronics spread like a virus under the skin, a noise that hijacks your ears and won’t let go. The only choice is to surrender to its twisted charm, unsettling yet magnetic. It’s a dark and cutting piece, one that makes no concessions: it breaks, it shatters, and it demands listeners ready to withstand its impact. To be caught unprepared is to be swept away, with no escape in sight.
“Monster in My Pocket” è un pezzo acidissimo: l’elettronica proposta si muove come un virus che entra sottopelle e non lascia scampo, un rumore che cattura e prende in ostaggio le orecchie. L’unica possibilità è arrendersi a questo fascino malato, che inquieta e attrae allo stesso tempo. È un brano dark, spigoloso, che non fa sconti: rompe, frantuma e pretende ascoltatori pronti a reggerne l’urto. Farsi trovare impreparati significa esserne travolti, senza via di fuga.




























