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AVINCOLA «È importante per me, quando torno a casa, guardarmi allo specchio senza sputarmi in faccia»

Simone Avincola, con il progetto “Avincola canta Carella“, ha conquistato il premio Tenco 2026 nella sezione “Miglior disco interprete”. In questa intervista scopriamo come ha fatto. Spoiler: non ha buttato soldi in costosi uffici stampa oppure nel marketing 2.0, ma in maniera certosina ha contattato uno per uno i giurati del Tenco, ha spiegato loro il valore di un progetto artistico enorme, e alla fine è stato… capito, appoggiato e appunto premiato. La forza delle buone idee, verrebbe da dire.

Partiamo proprio dal premio Tenco. Un punto di arrivo? Cosa rappresentano i premi, e questo premio, per un cantautore?

«Vincere la Targa Tenco per me è un privilegio enorme. Per me che amo il cantautorato anni 70, sarà una profonda emozione varcare la soglia di quello che è il tempio della sensibilità artistica italiana. Un punto di arrivo lo è di certo soprattutto per quel che riguarda il progetto su Enzo Carella. La cosa che più mi tocca è il pensiero che – grazie a questo riconoscimento – tanta gente potrà scoprire o riscoprire il suo repertorio che fino ad oggi è rimasto piuttosto rannicchiato in un angolo oscuro».

La tua vittoria sembra uno schiaffo in faccia agli uffici stampa e ai guru della comunicazione, perché è frutto di un lavoro fatto giurato per giurato, per spiegare il progetto. Sembra quasi un ritorno all’analogico della comunicazione. Perché la scelta di non affidarti a un ufficio stampa per promuovere la tua candidatura al Tenco?

«È stata una scelta molto naturale. Progetti di questo tipo, ovvero di rivalutazione di artisti incompresi ai molti, sono sempre molto delicati. Avevo bisogno di gestire tutto in autonomia per proteggere l’idea che avevo di rinascita di questo grande artista. Le soddisfazioni sono state e sono tuttora enormi se pensi che il libro – anch’esso autoprodotto – è stato per ben due volte “best seller” su Amazon, il tour è stato bellissimo (abbracci di affetto continui di giovani e meno giovani che mi ringraziavano di poter ascoltare finalmente dal vivo le sue canzoni) e poi quest’ultima meraviglia del Tenco. La fatica è stata tanta, ma mai avrei rischiato di trasformare questo progetto in qualcosa che fosse teso ai cosiddetti stream. Lo avrei sporcato. No grazie».

Ma alla fine questi uffici stampa servono?

«Io credo che, senza rendercene conto, ci ritroviamo in un punto cruciale. Il mio progetto dimostra che spesso se si realizzano cose con purezza e si è concentrati, rispettosi e amorevolmente trascinati da ciò che si sta proponendo, ci sono tutti gli strumenti affinché ciò possa viaggiare su strade importanti. Poi certamente avere affianco una squadra può dare una spinta ulteriore, ma bisogna stare attenti agli squali, e in questo mare melmoso è assai difficile. Quello che posso dirti è che indubbiamente è importante sapersi affidare a qualcuno, il difficile è potersi fidare di qualcuno».

Nella sezione “Miglior disco interprete” hai stravinto, doppiando quasi il secondo, eppure sino all’ultimo sembravi dubbioso circa l’esito. Davvero non avevi la chiara sensazione che attorno alla tua candidatura si stesse coagulando il voto?

«Ti dirò una frase che ti sembrerà un po’ in stile Miss Italia ma ti assicuro che non me lo aspettavo. Io tendo a non aspettarmi mai nulla. Faccio quel che faccio in primis per un mio piacere personale con la speranza che possa toccare i cuori di altri. Non adopero tattiche ma di certo, quando decido qualcosa, non mollo mai la presa e vado dritto come un treno. Forse perché nessuno mi ha mai regalato niente, quel che ho ottenuto è sempre stato frutto di un cammino tortuoso senza scorciatoie. È importante per me, quando torno a casa, guardarmi allo specchio senza sputarmi in faccia».

La tua carriera finora è stata una corsa continua – a guardarla in controluce. Sei dove saresti voluto essere quando hai iniziato? E soprattutto, c’è qualche esperienza che è servita più di altre?

«Mi piace quel “controluce” di cui parli. Da lì si possono osservare tutte le sfumature del mondo oltre il vetro e trasformarle come si vuole. Se penso a questo disco, al libro, al documentario che feci su Stefano Rosso, al Festival di Sanremo nel 2021, a questo meraviglioso riconoscimento del Premio Tenco, alla mia collaborazione con Pasquale Panella, beh, certamente sono dove sarei voluto essere. Le esperienze che più mi son servite, sono forse quelle più faticose, ovvero l’aver incontrato persone sbagliate nel mondo della discografia, personaggetti che non credevano in quel che facevo, organizzatori di eventi che trattavano me e i miei musicisti con sufficienza. Ecco, il desiderio di riscatto è ciò che ancora oggi mi porto addosso. È parte fondamentale delle mie canzoni e dei miei progetti».

Alla fine Carella cosa avrebbe detto di questa vittoria?

«Forse avrebbe riso sotto i baffi, alla faccia di chi non l’ha mai capito».

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