BASTIEN PONS Black Clouds (feat. Frank Zozky)
Un brano industrial che si muove come una lenta processione carica di tensione emotiva. Otto minuti scuri e viscerali, che sembrano usciti da una messa nera, tra suoni distorti e atmosfere rituali. La voce, filtrata e lontana, arriva come un’eco da un’altra dimensione: spettrale, infernale, inquietante. Fa paura, sì, ma attrae anche, come certe visioni da cui non riesci a distogliere lo sguardo. Una traccia che non cerca compromessi e che ti accompagna per mano in un mondo cupo e affascinante.
An industrial track that unfolds like a slow procession, heavy with emotional tension. Eight dark, visceral minutes that feel like the soundtrack to a black mass, filled with distorted sounds and ritualistic overtones. The voice, distant and filtered, sounds like it’s coming from another dimension – from a hell we never want to see. It’s haunting, yes, but also strangely captivating, like a vision you can’t look away from. A track that doesn’t compromise, leading you deep into a shadowy, magnetic world.
Un brano industrial che si muove come una lenta processione carica di tensione emotiva. Otto minuti scuri e viscerali, che sembrano usciti da una messa nera, tra suoni distorti e atmosfere rituali. La voce, filtrata e lontana, arriva come un’eco da un’altra dimensione: spettrale, infernale, inquietante. Fa paura, sì, ma attrae anche, come certe visioni da cui non riesci a distogliere lo sguardo. Una traccia che non cerca compromessi e che ti accompagna per mano in un mondo cupo e affascinante.




























