IN "FIVE SONGS" CI SONO LE CINQUE CANZONI PREFERITE DI...
Home > Cinema2018 > BOHEMIAN RHAPSODY

BOHEMIAN RHAPSODY Bryan Singer

E' molto difficile valutare "Bohemian Rhapsody", perché il film ha avuto molteplici vicissitudini e alla fine, quello arrivato nelle sale, è stato il compromesso senza il quale (forse) la pellicola non avrebbe visto la luce. All'inizio la parte poi andata a Rami Malek era stata scritta addosso a Sacha Baron Cohen, il cui intento era sondare il lato oscuro di Freddie Mercury, ma dopo tanti tira-e-molla è stato messo alla porta e promosso il sempre bravo (e più aziendalista) Malek, che fisicamente non vale ovviamente Sacha Baron Cohen - quest'ultimo avrebbe senza dubbio dato un livello di mascolinità maggiore alla pellicola e…

Score

SCORE - 5.5

5.5

6

bohemian rhapsody

E’ molto difficile valutare “Bohemian Rhapsody“, perché il film ha avuto molteplici vicissitudini e alla fine, quello arrivato nelle sale, è stato il compromesso senza il quale (forse) la pellicola non avrebbe visto la luce. All’inizio la parte poi andata a Rami Malek era stata scritta addosso a Sacha Baron Cohen, il cui intento era sondare il lato oscuro di Freddie Mercury, ma dopo tanti tira-e-molla è stato messo alla porta e promosso il sempre bravo (e più aziendalista) Malek, che fisicamente non vale ovviamente Sacha Baron Cohen – quest’ultimo avrebbe senza dubbio dato un livello di mascolinità maggiore alla pellicola e avrebbe reso alla memoria di Freddie (uno che sprizzava mascolinità a chili sul palco) miglior onore. Ma spesso quando ci sono di mezzo questi grandi personaggi e queste grandi band (i Queen) la mediazione è necessaria. Di sicuro è uscito fuori un film di mezze parole, mezzi sguardi e cose dette a metà. Un film da botteghino più che un’opera d’arte.

La trama. Nel 1970 Farrokh Bulsara, uno studente di college indiano-britannico e gestore di bagagli all’Aeroporto di Londra-Heathrow, osserva una band locale di nome Smile che si sta esibendo in un locale notturno. Dopo lo spettacolo incontra il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor e si offre di sostituire il loro cantante Tim Staffell, che proprio quella notte aveva lasciato il gruppo. Con l’aggiunta del bassista John Deacon la band – ora conosciuta come Queen – inizia a fare concerti in tutta la Gran Bretagna.

Rami Malek ci mette tanto impegno, ma fisicamente proprio non c’è, non trasmette nulla del magnetismo di Mercury e della sua sensualità. Il suo è un Mercury dimezzato e che, complice una sceneggiatura castrata, lambisce i territori della sessualità senza buttarcisi dentro con lo spettatore.

May e Taylor hanno supervisionato e prodotto la pellicola, e ne sono usciti benissimo. Anche troppo bene rispetto alle cronache del tempo.

In conclusione: il soggetto autorizzava azzardi pazzeschi, si è scelto di tenere un profilo basso e rassicurante. Peccato. Molto mestiere e poco coraggio.

Tag