BUGONIA Yorgos Lanthimos

“Bugonia” è uno di quei film che ti chiedono di stare sempre in bilico, perché Lanthimos prende il remake del cult sudcoreano “Save the Green Planet!” e lo fa suo, in modo totale, lasciando che il grottesco e il surreale si mescolino con una trama che sembra più uscita da un festival indie che da un colosso hollywoodiano.
Emma Stone brilla e domina il racconto. Qui non solo recita, ma produce, si inventa nuovi spazi per l’interpretazione e offre una prova che sarà oggetto di retrospettive tra decenni: è camaleontica, ambiziosa e decisiva per il carattere del film. Jesse Plemons è perfetto nella sua parte, confermando di essere un punto di riferimento assoluto della sua generazione. Sullo sfondo, il cast di supporto non sbaglia un colpo e lavora in armonia con una sceneggiatura asciutta e mai banale: ottimo Aidan Delbis, sorprendente Stavros Halkias, e che bello rivedere Alicia Silverstone.
La trama si regge su equilibri instabili, avanzando tra grottesco, momenti di splatter calibrato, e una tensione che resta sempre alta. Lanthimos non si limita a copiare l’originale: impone il suo stile, punta sull’ambiguità, e costruisce un racconto che è tanto inquietante quanto ironico. La mano del regista è evidente, il suo gusto per il sospeso e il disturbante si vede in ogni scena.
Ari Aster produce e la cosa non stupisce: già col suo “Beau ha paura” si era lanciato sul grottesco, esasperando i toni e i generi senza paura di sfidare lo spettatore. In “Bugonia” questa influenza si sente: il coraggio produttivo e creativo è lo stesso, la voglia di mescolare i generi senza preoccupazioni di mercato ancora di più.
Impossibile mettersi a fare classifiche sulla filmografia di Lanthimos. Il livello ormai è tale che ogni nuovo film aggiunge un tassello, non serve stabilire quale sia il migliore. L’unico dato evidente: “Bugonia” è cinema che non molla lo spettatore mai, lo tiene lì, un po’ inquieto, ma molto coinvolto.





























