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CASSANDRA RAFFAELE Camera Oslo

Non conoscevamo Cassandra Raffaele, che ha già un suo percorso alle spalle prima di questo "Camera Oslo", che è un album ambizioso: si snoda come una serie Netflix; ogni brano un episodio, tra cinematica, atmosfere pulp e noir, orchestrazioni che rimandano agli Anni 70 del cantautorato italiano. La cantautrice e polistrumentista ha una voce particolare, perfetta per le sue atmosfere retrò che hanno bisogno di sangue e interpretazioni, di amore e dolore, di passione e disillusioni. L'album ci mette un po' a carburare, ma al terzo brano arriva il colpo buono: "La mia anarchia ama te" è un pezzo…

Score

QUALITA' - 64%

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cassandra raffaeleNon conoscevamo Cassandra Raffaele, che ha già un suo percorso alle spalle prima di questo “Camera Oslo“, che è un album ambizioso: si snoda come una serie Netflix; ogni brano un episodio, tra cinematica, atmosfere pulp e noir, orchestrazioni che rimandano agli Anni 70 del cantautorato italiano.

La cantautrice e polistrumentista ha una voce particolare, perfetta per le sue atmosfere retrò che hanno bisogno di sangue e interpretazioni, di amore e dolore, di passione e disillusioni.

L’album ci mette un po’ a carburare, ma al terzo brano arriva il colpo buono: “La mia anarchia ama te” è un pezzo che fa venire in mente Loredana Bertè, è una canzone che ha del potenziale radiofonico e che ben tratteggia le qualità (e anche i limiti) del disco: buonissima linea melodica che forse nel ritornello non riesce ad esprimersi al massimo del suo potenziale. Un cliché che tende a ripetersi spesso lungo la scaletta (vedi anche “Antidoto”) e che in una certa misura penalizza le buone intenzioni dell’artista. Forse solo in “Il mio gigante” l’alchimia riesce alla perfezione.

Ne premiamo comunque il potenziale inserendolo fra i nostri migliori dischi del 2022.

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