Il testo è una dichiarazione d’amore e di stanchezza viscerale nei confronti di Roma. Viene vissuta e descritta come un’amica ingombrante: la gratitudine per esserci cresciuto si scontra con il senso di soffocamento, la frenesia che toglie il respiro e lo stravolgimento urbanistico che ne ha snaturato l’anima. Il protagonista si sente svuotato, decide di andarsene, eppure, alla fine, ammette la sua incapacità di lasciarla per davvero (“Però, nun me ne so’ annà”). Questo è il tipo di cantautorato moderno che ci piace. Troviamo un testo denso, scritto con il cuore in mano e senza retorica, che poggia su un vestito musicale capace di distaccarsi abbondantemente dai vecchi maestri per abbracciare un sound metal rock decisamente attuale e d’impatto.