ERIC ANGELO BESSEL Double Helix
“Double Helix” è avvolto da un’elettronica che spinge l’ascoltatore a guardarsi dentro, a meditare, a cercare varchi nel proprio presente. Forse è esagerato descrivere così un brano musicale — dopo tutto non stiamo parlando di un trattato di filosofia — però questo pezzo è veramente diverso dal solito. È una composizione che apre la mente, arricchita da echi drone ma non solo, capace di creare una bolla di riflessione profonda che ti isola dal caos esterno.
“Double Helix” is wrapped in electronics that push the listener to look inside, to meditate, to seek openings in their own present. Perhaps it is an exaggeration to describe a musical track this way — after all, we are not talking about a philosophy treatise — but this song is truly different from the usual. It is a mind-opening composition, enriched by drone echoes but not only, capable of creating a bubble of deep reflection that isolates you from the external chaos.
“Double Helix” è avvolto da un’elettronica che spinge l’ascoltatore a guardarsi dentro, a meditare, a cercare varchi nel proprio presente. Forse è esagerato descrivere così un brano musicale — dopo tutto non stiamo parlando di un trattato di filosofia — però questo pezzo è veramente diverso dal solito. È una composizione che apre la mente, arricchita da echi drone ma non solo, capace di creare una bolla di riflessione profonda che ti isola dal caos esterno.




























