
Lo avevamo già intuito dal singolo “Punish”: il nuovo disco di Ethel Cain non è pensato per chi cerca cose facili o melodie immediate. L’ascolto completo di “Perverts” conferma le attese: è un lavoro bellissimo, cupo e spesso terrificante.
Le nove tracce sono strettamente interconnesse e acquistano senso solo se valutate nel loro insieme.
“Perverts” è un’opera di echi disperati, sterrati di drone e strati vocali che sembrano emergere da un inferno vicino a noi. La materia emotiva è concreta e fredda: prende per mano l’ascoltatore senza concedere conforto. Tolto “Punish”, che conserva un minimo di struttura melodica tradizionale, il resto del disco è un magma sonoro che sfida chi ascolta. Se affrontato di giorno, può trasportare in una tenebra fitta e inquietante, lontana da ogni rassicurazione.
Non è certo un lavoro accogliente, e fugge deliberatamente dalle logiche del marketing musicale. Ma è proprio questa audacia a renderlo notevole: Ethel Cain, ancora giovane, prende il proprio tavolo creativo e lo ribalta completamente, offrendo fiducia piena a chi la segue e a chi è pronto a mettersi in gioco. “Perverts” non cerca applausi facili; è un disco per chi vuole capire, per chi vuole lasciarsi attraversare da un’arte che non fa sconti e non cerca compromessi. Un disco che scuote, turba e, in ultima istanza, conferma Ethel Cain come un’artista coraggiosa e radicale, capace di costruire un universo sonoro coerente, intenso e spietatamente autentico.





























