ETHEL CAIN Willoughby Tucker, I'll Always Love You

Non è da tutti pubblicare due dischi in un solo anno, e ancor meno riuscire a fare di entrambi un lavoro superiore come ha fatto Ethel Cain. Dopo l’album di gennaio 2025, “Perverts“, l’artista americana conferma con questo secondo lavoro, “Willoughby Tucker, I’ll Always Love You“, tutta la sua statura artistica.
L’album riprende in parte le atmosfere cupe e sospese del precedente, ma espande la sua vena cantautorale verso territori che sfiorano il pop, senza tradire la complessità emotiva che lo caratterizza.
Ascoltare questo disco significa immergersi in almeno tre brani di ottimo livello: “Tempest”, “Nettles” e “Dust Bowl”. Questi pezzi emergono per intensità e profondità, anche se l’intero album mantiene un livello costante e coerente.
Ethel Cain sperimenta con strutture libere, allontanandosi dal classico schema della canzone da tre minuti, preferendo un ascolto più ampio che supera spesso i sei-sette minuti, mostrando fiducia nel pubblico. Il risultato è un disco malinconico, intimo e fragile, a tratti epico come lo è “Tempest”. L’aspetto più rilevante del compact è la sua onestà intellettuale, percepibile nella scrittura e negli arrangiamenti. Alcune tracce avrebbero potuto essere rese più accessibili e pop, ma Cain ha scelto una strada più personale e d’impatto, che sottolinea la sua forte personalità artistica e la qualità del progetto, privo di scorciatoie e orientato all’autenticità.





























