I PECCATORI (Sinners) Ryan Coogler

Con 16 candidature agli Academy Awards 2026, “I peccatori” di Ryan Coogler si presenta come un caso quasi inspiegabile. Il numero record di nomination stride con la resa effettiva del film, che fin dalle prime sequenze fatica a trovare ritmo e direzione.
La prima parte è prolissa, costruisce contesto con un’insistenza che diventa peso morto. I dialoghi si accumulano, la tensione non decolla, l’atmosfera non si densifica davvero.
In generale, per un’opera che promette vampiri, conflitto e sangue, l’azione è sorprendentemente scarsa. Si parla molto, si agita il tema del razzismo in modo esplicito, ma più enunciato che incarnato nel racconto. La retorica prende il sopravvento sulla narrazione. Anche il cast non aiuta. Michael B. Jordan, impegnato in un doppio ruolo, non riesce a dare una reale differenziazione ai due personaggi: lo sdoppiamento resta un espediente più teorico che drammaturgico. Ampliando la visuale, le interpretazioni sono sottotono, la chimica tra i protagonisti è debole, e nessuno sembra davvero in grado di sollevare una sceneggiatura che già di per sé appare fragile e dilatata.
Il film guarda chiaramente a modelli precedenti – tra tutti “Dal tramonto all’alba” – ma senza ereditarne l’energia sporca, l’ironia o la furia visiva. Qui tutto è più anemico, più levigato, più prevedibile. In un genere che ha prodotto decine di variazioni sul tema, ci si aspetterebbe almeno un’idea davvero nuova, una deviazione coraggiosa. Invece l’impressione è di assistere a un collage di suggestioni già viste, riproposte senza particolare invenzione.
Il finale non sorprende: segue un percorso intuibile, senza scarti.
La sensazione complessiva è di un’opera quasi indifferente alla necessità di intrattenere. Più che coinvolgere, sembra voler mettere alla prova la pazienza dello spettatore. Che un film del genere abbia raccolto un consenso così ampio in sede di premi lascia perplessi. Non tanto per l’ambizione tematica, che c’è, quanto per la sua traduzione cinematografica: piatta, derivativa, raramente incisiva. L’incredulità, davanti a quelle 16 nomination, è difficile da mascherare.












