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IL SUONO DI UNA CADUTA (In die Sonne schauen) Mascha Schilinski

il suono di una caduta

Con “Il suono di una cadutaMascha Schilinski costruisce una storia divisa su più piani temporali. Al centro ci sono sempre le donne, anello fragile di un mondo maschile che non le capisce e forse non vuole capirle, ma che tende piuttosto a piegarle. Questo è il cuore del film: mostrare come certe dinamiche si ripetano nel tempo, cambiando forma ma non sostanza. L’idea è chiara, il messaggio anche. È il modo in cui viene raccontato a non convincere.

Il film mette sul tavolo moltissime informazioni e le propone in maniera disordinata e labirintica, rendendo la visione faticosa e soprattutto difficile da riordinare mentalmente una volta usciti dalla sala. La complessità non è mai un problema, ma deve sempre essere governata. Qui invece prevale l’accumulo. Lo spettatore è costretto a fare un lavoro continuo di ricostruzione, senza che il film gli offra strumenti solidi per orientarsi. In più di un momento l’opera appare ridondante, a tratti persino noiosa. L’estetica e la voglia di strafare sembrano contaminare la messa in scena invece di sostenerla. Il sesso viene spesso citato e mostrato, ma più con un tratto voyeuristico e decorativo che come elemento davvero funzionale alla narrazione. Non diventa un passaggio decisivo del racconto, resta superficie.

Con un lavoro maggiore di sottrazione, privilegiando la comprensione delle storie rispetto alla ricerca formale, il film sarebbe stato più a fuoco e probabilmente anche più accessibile. L’ambizione c’è. La misura, molto meno.

PS La canzone portante del film, “Stranger” di Anna von Hausswolff, è ben incastrata e fa la sua bella figura all’interno del racconto.

Review Overview

SCORE - 5

5

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