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IL TESTAMENTO DI ANN LEE (The Testament of Ann Lee) Mona Fastvold

il testamento di ann lee

Il musical è una bestia rara nel cinema contemporaneo, un genere scivoloso per un pubblico ormai assuefatto a ritmi frenetici, azione e montaggi nevrotici. Proprio per questo, “Il testamento di Ann Lee” sceglie una strada rischiosa ma affascinante, accantonando le grandi coreografie per concentrarsi sulle voci.

Si balla poco (anzi, il giusto), ma si canta parecchio, e lo si fa attraverso brani di notevole intensità. La sceneggiatura, firmata dal sodalizio tra Mona Fastvold e Brady Corbet – quest’ultimo reduce dall’acclamato “The Brutalist” – affronta un tema atipico con una sensibilità inaspettata. Il risultato è un’opera che esplora il concetto di fratellanza e la necessità di una profonda ricerca spirituale, restituendo messaggi luminosi senza mai scivolare nella stucchevolezza.

Trovare fondi per un progetto così di nicchia dev’essere stata un’impresa, ma il coraggio produttivo alla fine ha premiato. La regia è sicura e gestisce una narrazione che scorre via in modo generalmente fluido. Non tutto, però, è perfetto: in alcuni passaggi il ritmo si siede, il meccanismo si inceppa e la storia tende ad avvitarsi su se stessa con qualche reiterazione di troppo. Difetti evidenti, ma che non arrivano a spezzare l’incanto visivo e sonoro, mantenendo intatto il piacere complessivo dell’opera.

Il peso emotivo del racconto poggia su un cast di ottimo livello, guidato da un’Amanda Seyfried magnetica e centrata, capace di restituire ogni fragilità del suo personaggio.

“Il testamento di Ann Lee” resta una visione necessaria. Un lavoro da fruire rigorosamente in sala, l’unico vero spazio in grado di valorizzare l’eleganza della fotografia, le intuizioni del montaggio e la forza della sua insolita architettura musicale.

Review Overview

SCORE - 7

7

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