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JUDAS AND THE BLACK MESSIAH Shaka King

Mancandoci il contesto, a noi europei questi film sui neri d'America appaiono sempre un po' tutti uguali, una sorta di riproposizione della lotta cinematografica (e non solo...) fra indiani e uomini bianchi. . La trama. Chicago, 1967. Il piccolo criminale William "Bill" O'Neal (Lakeith Stanfield) ruba macchine fingendosi…

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judas black messiah

Mancandoci il contesto, a noi europei questi film sui neri d’America appaiono sempre un po’ tutti uguali, una sorta di riproposizione della lotta cinematografica (e non solo…) fra indiani e uomini bianchi. La premessa è d’obbligo per dire che “Judas and the Black Messiah“, alla fine, non ci ha riscaldato particolarmente gli animi, ma anche per dire che sono sempre un po’ tutti della stessa forma questi film: sai già cosa andare a vedere, sai già lo sviluppo e un po’ anche la fine.

La trama. Chicago, 1967. Il piccolo criminale William “Bill” O’Neal (Lakeith Stanfield) ruba macchine fingendosi un agente dell’FBI che effettua sequestri di presunti veicoli scomparsi. Dopo un ennesimo colpo viene fermato dalla polizia e arrestato. Viene quindi condotto di fronte all’agente FBI Roy Mitchell (Jesse Plemons), che lo mette di fronte a un bivio: o scontare sei anni e mezzo di carcere o prendere parte a un’operazione di polizia come infiltrato. L’obiettivo è mettere in scacco Fred Hampton (Daniel Kaluuya), il carismatico presidente della sezione dell’Illinois del Black Panther Party.

Daniel Kaluuya per il suo ruolo ha guadagnato un Oscar. Per carità, quando il suo personaggio si lancia nei discorsi alla folla, l’attore ne esce veramente bene, ma tutto finisce lì. E la sensazione – la solita – è che il premio sia andato più che altro per omaggiare una figura storica – leggi anche alla voce “premio Oscar a Rami Malek per la sua interpretazione di Freddie Mercury”.

Il cast di contorno non è granché ad esclusione della bravissima Dominique Fishback, nel ruolo della tormentata compagna del protagonista.

Il film allunga il brodo oltre il lecito, la storia cerca sempre di cavalcare l’epicità ma ci riesce solo verso la fine, tutti gli altri tentativi vanno a vuoto, interessante la fotografia, sufficiente la regia. Insomma, un film che può essere visto in assenza di altro di meglio.

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