KRISTINA LOVISE Illusions
“Illusions” galleggia in un mare di echi anni ’80, avvolgendo l’ascoltatore in una sorta di liquido amniotico: sembra di fluttuare insieme al brano all’interno di un mondo sommerso. È un pezzo elettronico ben prodotto, che nella seconda metà introduce valide variazioni sul tema centrale. Questa evoluzione regala ulteriore carattere a una traccia dotata già di per sé di un’identità precisa e ben definita.
“Illusions” floats in a sea of 80s echoes, wrapping the listener in a sort of amniotic fluid: it feels like drifting along with the track inside a submerged world. This is a well-produced electronic piece that introduces solid variations on the main theme during its second half. Such an evolution adds further character to a song that already possesses a very precise and well-defined identity of its own.
“Illusions” galleggia in un mare di echi anni ’80, avvolgendo l’ascoltatore in una sorta di liquido amniotico: sembra di fluttuare insieme al brano all’interno di un mondo sommerso. È un pezzo elettronico ben prodotto, che nella seconda metà introduce valide variazioni sul tema centrale. Questa evoluzione regala ulteriore carattere a una traccia dotata già di per sé di un’identità precisa e ben definita.




























