Cinema2026

LA GRAZIA Paolo Sorrentino

la grazia

L’ultimo film di Paolo Sorrentino dà l’impressione di un’opera che confonde l’abbondanza con la profondità. L’estetica, impeccabile e riconoscibilissima, sembra spesso chiamata a coprire i vuoti invece che a illuminarli: la forma avanza, si impone, ma raramente accompagna un vero scavo. Ne nasce un film prolisso, che dilata tempi e situazioni senza trovare un ritmo capace di sostenere il peso dei temi messi in campo. Toni Servillo, per una volta, appare fuori fuoco. Il suo presidente non convince: resta una figura astratta, rigida, priva di quella ambiguità carnale che avrebbe potuto renderlo credibile. Più che un uomo di potere, sembra una statua ben illuminata, un’idea non incarnata. Ed è un limite serio, perché il film ruota proprio attorno al rapporto tra potere e leggi, alla loro distanza dalla vita reale, alla loro incapacità di confrontarsi con questioni definitive come l’eutanasia e la grazia. Il problema è che questi temi, enormi e delicatissimi, vengono solo sfiorati. Il film li espone, li nomina, li mette in scena, ma poi si ferma, come se non avesse il coraggio di affondare davvero. Tutto resta in superficie, levigato, controllato, spesso sterilizzato. Anche le apparizioni di Guè e Shablo funzionano più come inserti ornamentali che come elementi necessari: danno colore, certo, ma nessuna sostanza, confermando una sensazione di decorativismo diffuso. Meglio Anna Ferzetti, che porta una presenza più concreta, meno compiaciuta, quasi estranea a questo meccanismo autoreferenziale.

Negli ultimi venti minuti il film prova a rivelare qualcosa, ma si trascina, accumula spiegazioni fragili e intuizioni non sviluppate. Quando dovrebbe stringere, allarga; quando dovrebbe colpire, accarezza. E alla fine resta la sensazione di aver visto molto, ma anche molto di superfluo.

Review Overview

SCORE - 4.5

4.5

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