LATE NIGHT WITH THE DEVIL Cameron Cairnes, Colin Cairnes

“Late Night with the Devil” è un film che ha raccolto più entusiasmo del dovuto. L’operazione è chiara e, almeno in partenza, anche stimolante: ricostruire con precisione l’immaginario televisivo degli anni ’70, lavorando su formati, luci e movimenti di macchina che restituiscono con cura l’epoca e il suo linguaggio. Da questo punto di vista, l’estetica funziona ed è uno degli elementi più solidi dell’intero progetto.
La narrazione sceglie una struttura particolare, alternando ciò che accade davanti alle telecamere e ciò che resta fuori dallo schermo. L’idea è mettere a nudo la finzione del successo televisivo e l’ossessione nel perseguirlo a ogni costo, mostrando quanto il desiderio di visibilità possa deformare tutto. Un’intuizione interessante, che però fatica a reggere sul lungo periodo: la scrittura appare debole, con snodi narrativi spesso tirati per i capelli e una progressione che promette più di quanto riesca davvero a mantenere.
Il film gioca apertamente con l’horror e con l’esoterismo, arrivando a evocare il diavolo come figura centrale del racconto. Ma è un gioco che resta in superficie: si scherza col fuoco, senza mai scottarsi davvero. Le suggestioni ci sono, l’atmosfera anche, ma l’impatto emotivo rimane contenuto, come se ogni colpo fosse sparato a salve.
Il cast è complessivamente efficace, con interpretazioni solide e coerenti con l’impianto meta-televisivo. Nessuno stona, ma nessuno riesce nemmeno a sollevare una struttura che mostra crepe evidenti. Il finale, infine, prova a essere furbo, ma è una furbizia che attraversa tutto il film: più attenta all’effetto che alla sostanza.
Qualcuno lo ha già definito un potenziale cult. Francamente, è difficile immaginarlo come tale. Al netto dell’operazione nostalgica e di una confezione curata, manca quella forza narrativa e quell’immaginario davvero radicale capaci di farlo durare nel tempo.





























