LE CITTÀ DI PIANURA Francesco Sossai

“Le città di pianura” trasmette fin dalle prime scene una sensazione di precarietà difficile da ignorare. La recitazione è il punto più fragile: molti interpreti appaiono rigidi, poco naturali, e questo indebolisce la credibilità emotiva della storia. In questo contesto, la presenza di Pierpaolo Capovilla incuriosisce e aggiunge un certo fascino, ma non basta a compensare un insieme che fatica a trovare equilibrio. Anche il montaggio contribuisce a questa instabilità, con passaggi poco fluidi che interrompono il coinvolgimento invece di sostenerlo.
La colonna sonora, spesso troppo invadente, finisce per guidare forzatamente le sensazioni dello spettatore, invece di accompagnarle con discrezione. Tutto concorre a costruire un’opera che sembra incompleta, come se non avesse mai trovato davvero la propria forma definitiva, lasciando un’impressione complessiva debole e incerta.





























