L’ULTIMO TURNO (Heldin) Petra Volpe

“L’ultimo turno” è un film svizzero che colpisce per la sua capacità di affrontare temi universali ma vicini all’esperienza italiana, come il lavoro degli infermieri e le difficoltà della sanità. Fa un po’ rabbia vedere una pellicola così intensa realizzata all’estero, con quasi tutto girato in interni: dimostra che, a volte, bastano buone idee e un approccio intelligente per fare grande cinema, cosa che in Italia fatichiamo a comprendere appieno.
La protagonista Leonie Benesch, già apprezzata ne “La sala professori”, affronta un personaggio complesso con grande sicurezza: in poco più di un’ora e mezza lo sviluppo emotivo e psicologico è evidente, e lo spettatore sente crescere con lei empatia e coinvolgimento.
Non è un film semplice: intreccia corde sociali, psicologiche ed esistenziali, evidenziando con delicatezza ma senza compromessi le difficoltà e la dedizione del lavoro infermieristico. Sarebbe un’opera preziosa da mostrare agli adolescenti, per capire davvero cosa significa prendersi cura degli altri.
Il finale è potente e molto evocativo: l’ultima scena colpisce nel profondo, lasciando chi guarda con un senso di partecipazione sincera e riflessione intensa. Insomma, “L’ultimo turno” non si limita a raccontare una storia, ti prende dentro, ti scuote e ti ricorda che il cinema può essere grande anche con strumenti semplici, se c’è lucidità, intelligenza e visione.





























