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SENTIMENTAL VALUE Joachim Trier

sentimental value

Il nuovo film di Joachim Trier, “Sentimental Value”, sembra voler costruire una piccola epopea domestica, puntando con decisione sul nodo emotivo che lega un padre alle sue figlie. L’intenzione è chiara: raccontare fratture familiari, memorie irrisolte e riconciliazioni possibili. Sulla carta, il materiale non manca. Sullo schermo, però, qualcosa si inceppa presto.

Il problema principale sta nella sceneggiatura, che procede per accumulo ma raramente trova una direzione davvero incisiva. Alcune linee narrative restano abbozzate, altre si dilatano oltre misura, lasciando l’impressione di una struttura non del tutto a fuoco. Trier sembra chiedere agli interpreti di colmare questi vuoti, affidando loro gran parte del peso emotivo del racconto. È una strategia rischiosa: quando il copione non regge, neppure un grande gruppo può fare miracoli. E qui il cast, va detto, è davvero eccellente. Renate Reinsve e Inga Ibsdotter Lilleaas disegnano due sorelle credibili, diverse per temperamento ma unite da una tensione sotterranea che attraversa molte scene. Stellan Skarsgård, nei panni del padre, porta sullo schermo la sua consueta solidità, alternando fragilità e autorità. Anche Elle Fanning, pur con uno spazio limitato, dimostra una presenza scenica notevole, trovando sfumature interessanti in un ruolo solo all’apparenza marginale. Attorno a loro si muove un contorno di interpreti altrettanto affidabili: Lena Endre, Anders Danielsen Lie, Cory Michael Smith, Catherine Cohen e Jesper Christensen, tutti perfettamente in gioco. Proprio per questo dispiace che l’insieme non trovi mai un vero slancio.

Anche il montaggio contribuisce a rendere il racconto discontinuo: il film è spezzato in una lunga serie di scene, una soluzione ormai piuttosto diffusa nel cinema recente, ma qui appare più come un vezzo formale che come una scelta realmente funzionale.

Alla fine resta una sensazione piuttosto netta. “Sentimental Value” è un lungometraggio che si lascia ammirare per la qualità delle interpretazioni, ma che fatica a trovare una forma narrativa convincente. Gli attori fanno tutto il possibile per tenere insieme i pezzi, e spesso ci riescono. Il problema è che attorno a loro il racconto procede con fatica, tra passaggi dilatati e un’idea di cinema che sembra più interessata alla forma che alla tenuta della storia. Il risultato, nonostante l’eccellenza del cast, è un film che finisce per risultare sorprendentemente noioso.

Review Overview

SCORE - 4

4

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