One Shot
STEFANO BARUELLO In girum imus nocte et consumimur igni
Davvero un pezzo curioso, qui l’elettronica viene trattata come plastilina da modellare: si sente il divertimento nel piegare i suoni, nel giocarci sopra senza schemi fissi. Dentro il brano ci sono influenze diverse che arrivano da decadi diverse, tutto mescolato insieme senza che sembri confuso o forzato. Anni 80, 90, 2000, tutto convive nello stesso spazio e il risultato funziona bene. Non è facile tenere insieme riferimenti così distanti senza perdere coerenza, invece qui c’è una logica interna che tiene tutto. Un ascolto godibile, uno di quei pezzi che portano via senza che te ne accorga, con quella leggerezza che non significa superficialità ma capacità di non prendersi troppo sul serio pur facendo qualcosa di interessante.
Davvero un pezzo curioso, qui l’elettronica viene trattata come plastilina da modellare: si sente il divertimento nel piegare i suoni, nel giocarci sopra senza schemi fissi. Dentro il brano ci sono influenze diverse che arrivano da decadi diverse, tutto mescolato insieme senza che sembri confuso o forzato. Anni 80, 90, 2000, tutto convive nello stesso spazio e il risultato funziona bene. Non è facile tenere insieme riferimenti così distanti senza perdere coerenza, invece qui c’è una logica interna che tiene tutto. Un ascolto godibile, uno di quei pezzi che portano via senza che te ne accorga, con quella leggerezza che non significa superficialità ma capacità di non prendersi troppo sul serio pur facendo qualcosa di interessante.




























