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THE CONJURING – IL RITO FINALE Michael Chaves

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The Conjuring – Il rito finale” segna la conclusione ufficiale della saga, ma più che un gran finale sembra un compitino. Tranne i dieci minuti del rito – finalmente cinema vero, con tensione, ritmo e una regia che si ricorda come si costruisce l’attesa – il resto è annacquato.

La prima parte è lenta, quasi svogliata, e la seconda ci mette troppo ad accendersi. Quando finalmente si muove qualcosa, lo schema è sempre lo stesso: entità oscure che compaiono col solito sorriso deformato, corridoi bui, rumori improvvisi. È un trucco che negli ultimi anni è diventato la norma dell’horror mainstream, non solo di questa saga, e che oggi non sorprende più nessuno. Il problema è proprio la prevedibilità: sai già come entrerà in scena il “male di turno” e sai già che avrà quell’espressione grottesca vista mille volte. Così la tensione si smonta prima ancora di crescere, e il film finisce per sembrare una ripetizione stanca di formule consumate.

Michael Chaves non riesce a dare una direzione nuova né a sfruttare fino in fondo l’alchimia tra Vera Farmiga e Patrick Wilson, che pure restano professionali e credibili nei panni dei Warren. Anche Mia Tomlinson e Ben Hardy svolgono il ruolo senza sbavature, ma il copione non offre loro occasioni di lasciare il segno.

Alla fine resta l’idea di un film messo in piedi per dare un senso di chiusura alla saga, più che per raccontare davvero qualcosa. Un tassello che mette ordine ma che non aggiunge valore, né sul piano narrativo né su quello estetico. Sufficiente per chi vuole completare il puzzle, ma lontano anni luce dall’energia che aveva reso potente il primo capitolo.

Review Overview

SCORE - 5.5

5.5

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