Trent Reznor e Atticus Ross. Il suono delle immagini Umberto Mentana

Le colonne sonore di Trent Reznor, il genio della musica industrial e mente dei Nine Inch Nails, e del suo partner in crime Atticus Ross sono diventate un marchio di fabbrica, una garanzia di qualità e stile riconoscibilissimo, e non solo nel panorama musicale underground. I due sono ormai visti come un’unica entità che riesce a evocare le sensazioni e i sentimenti più disparati, sia che operino nel cinema o nelle serie TV che nell’animazione o nei videogame, e hanno ottenuto innumerevoli riconoscimenti anche da parte dell’industria dell’intrattenimento arrivando a conquistare Premi Oscar e Golden Globe.
Questo libro racconta l’approccio di Reznor e Ross alla musica per le immagini, alla nascita di collaborazioni inaspettate con alcuni dei più grandi registi contemporanei – come David Fincher o Sam Mendes – passando per le tecniche e le tecnologie utilizzate per enfatizzare e caratterizzare atmosfere, sentimenti, personaggi attraverso un lungo racconto che dura ormai da ben quindici anni e che non ha intenzione di arrestarsi. E oltre ai grandi successi di pubblico, come “The Social Network” o “The Girl with the Dragon Tattoo”, nel testo c’è spazio anche per opere audiovisive “minori” a cui il duo ha dato voce con la propria musica: “Mid90s”, “The Bear”, “Mank”, “Teenage Ninja Turtles: Mutant Mayhem” o la serie TV della HBO “Watchmen”.
Il suono dei loro synth malinconici e graffianti e dei loro pianoforti digitali è l’anima di questo racconto, una disamina – come una lunga playlist – di un mondo reznoriano “altro” che continua a far viaggiare milioni di video spettatori a più di ventiquattro frames al secondo.
Collana: Le Tormente 24
Pagine: 230
Prezzo: 22 euro
Editore: Tsunami
Data di uscita: 5 febbraio 2026
La nostra recensione
Avere finalmente in Italia un libro su Trent Reznor e Atticus Ross è qualcosa di raro e prezioso. Da noi i loro nomi troppo spesso provocano un “chi sono?”, quasi fossero un mistero anziché due dei creativi più influenti della musica contemporanea e del cinema sonoro. “Trent Reznor e Atticus Ross. Il suono delle immagini” di Umberto Mentana, edito da Tsunami Edizioni nella collana Le Tormente 24, colma questo vuoto con una cura e una precisione certosina, restituendo al lettore non solo fatti ma concetti, ritmo e visioni sonore. Mentana ci guida passo passo attraverso la carriera del duo: dalle colonne sonore, passando per collaborazioni con registi come David Fincher e Sam Mendes, fino alle serie TV e perfino i videogame, una passione storica di Reznor che qui trova finalmente il giusto spazio. Il libro non si limita ai titoli più celebri – “The Social Network”, “The Girl With the Dragon Tattoo” – ma esplora anche lavori meno mainstream, rivelando la vastità di un universo creativo che continua a sorprendere. Leggendolo si ha la sensazione di entrare davvero nello studio dove (lo sapete che lavorano cinque giorni su sette, dalle 11 alle 19?) Reznor e Ross si mettono al tavolo, con disciplina metodica e zero fronzoli, a tirare fuori quelle tessiture sonore che possono essere tanto intime quanto potentissime. La routine quotidiana diventa qui simbolo non di noia ma di dedizione: ore di lavoro che generano “meraviglie sonore”, tessendo emozione e tecnica in un’unica trama. È evidente quanto Mentana abbia fatto un lavoro meticoloso: la narrazione non scivola in biografia agiografica né in esegetica accademica, ma rimane saldo su un terreno dove accuratezza e passione convivono. La scrittura racconta, evoca, fa sentire il respiro dei progetti e il peso delle scelte artistiche, restituendo al lettore la dimensione umana eppure epica del percorso.
Con le sue 230 pagine, il volume scorre velocissimo: si legge in poche ore e si arriva alla fine con una voglia quasi frustrante di sapere di più, di scavare ancora nei dettagli di un lavoro complessivo che sembra infinito. È un viaggio che, pur essendo collocato in un contesto specialistico, parla anche ai curiosi, ai musicisti, ai cinefili, e persino ai gamer, perché qui il suono non è un accompagnamento ma un protagonista indiscusso delle immagini che guardiamo e “sentiamo”.





























