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Tendenza

VANBASTEN Davide (con Paolo Virzì)

vanbastenLa nota audio che apre il brano è già un manifesto: un monologo scritto dall’artista e affidato alla voce di Paolo Virzì, che ne amplifica il tono. Da lì in poi, “Davide” è un piccolo delirio organizzato, che tiene insieme la tradizione cantautorale italiana e un’attitudine sperimentale libera da qualunque schema. Il pezzo fa venire in mente progetti come Remo Remotti o Iosonouncane, per quella capacità di fondere teatro, poesia, ironia e caos emotivo. Il testo è folle, geniale e originale, una lettera d’amore e odio a un “Davide” che potrebbe essere chiunque: un ex, un fratello, un alter ego. Musicalmente si parte da una base minimale, quasi spoken word, ma il brano si apre su più fronti: sprazzi elettronici, incursioni melodiche, cambi di ritmo. Il ritornello è spiazzante ma azzeccato, frasi semplici che si stampano in testa e racchiudono il non detto. “Davide” è una delle sorprese più felici del 2025 italiano, e un esempio di come si possa scrivere una canzone d’autore fuori dai canoni, senza mai perdere forza comunicativa.

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