WEAPONS Zach Cregger

“Weapons” mette i brividi. Può sembrare scontato per un film che si fonda sulla tensione, ma non sempre il genere mantiene ciò che promette: qui, invece, Zach Cregger – che firma anche la sceneggiatura – costruisce un’opera precisa e decisa, che fa il suo dovere fino in fondo.
La prima parte si muove entro le coordinate del thriller: dialoghi calibrati, piccoli indizi disseminati, una fotografia che gioca su contrasti netti e spazi claustrofobici. Poi, lentamente, la tensione evolve, mutando verso un horror più oscuro e potente. La seconda metà del film trasforma il mistero in qualcosa di tangibile e inquietante, con sequenze che richiamano suggestioni da “Longlegs”, ma anche da classici moderni come “It Follows”.
Il cast è un pilastro solido. Julia Garner è perfetta nel trasmettere fragilità e determinazione, rendendo credibile ogni sfumatura del personaggio. Josh Brolin porta in scena una presenza solida e autorevole, mentre Amy Madigan, beh, nella sinistra Gladys incarna un’ambiguità che mette a disagio senza mai scadere nell’eccesso, il suo personaggio è quello che dà al film il contributo più importante.
Il finale scioglie la matassa con intelligenza: evita soluzioni banali o colpi di scena forzati, proponendo un epilogo originale e coerente con le premesse, dove ogni elemento trova il proprio posto. E funziona proprio perché non indulgente, ma rispettoso dell’atmosfera costruita fin dall’inizio.
“Weapons” non mira a riscrivere il genere, e probabilmente non diventerà un cult eterno. Ma è solido, ricco di tensione vera. In un panorama horror spesso intriso di iperboli visive e finali confusionari, si distingue come un esempio di regia lucida, ritmo controllato e narrazione che mantiene la sua promessa sino all’ultimo fotogramma.





























