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MOTHER MARY David Lowery

mother mary

Che brutto doverlo scrivere, perché amiamo David Lowery, ma “Mother Mary” è una pellicola deludente: splendida da vedere, ma sempre più vuota scena dopo scena. La frustrazione pesa ancora di più perché questo lavoro arriva da Lowery, il regista di “Storia di un fantasma”, un’opera magnifica che qui sembra lontanissima per profondità e tocco emotivo.

Anne Hathaway interpreta una popstar enorme e in profonda crisi, ormai divorata dall’immagine divina che si è cucita addosso nel corso degli anni. Accanto a lei c’è Michaela Coel, la stilista ed ex amica che cerca di dare al racconto il suo vero peso drammatico, portando a galla i nodi irrisolti del loro rapporto tossico. Il problema è che questa creatura cinematografica non trova mai una direzione solida. Invece di scavare nei sentimenti, accumula allegorie religiose, simboli sparsi a casaccio, scene messe insieme con poco senso e lunghi dialoghi che girano a vuoto. L’estetica visiva è curata al millimetro, in certi passaggi persino raffinata, ma una bella fotografia non basta a coprire una sceneggiatura che balbetta dall’inizio alla fine.

Hathaway fa il possibile per tenere in piedi la baracca, Coel pure, ma nessuna delle due attrici riesce a salvare una narrazione così fragile e pretenziosa. Anche FKA Twigs, presente in un ruolo secondario, finisce sprecata dentro una figura che a tratti sfiora l’imbarazzo della caricatura.

Passando alla colonna sonora, le canzoni non sono un granché: mancano i pezzi forti, ed è un limite assurdo per una storia costruita proprio attorno al mito di un’icona musicale. Il finale, poi, segue la stessa identica linea del resto: confuso, dispersivo, del tutto incapace di chiudere il cerchio o lasciare il segno. Al netto di tutto, resta addosso solo tanta noia e una sensazione di freddezza, come se tutta questa confezione di lusso servisse solo a nascondere il vuoto assoluto.

Review Overview

SCORE - 3.5

3.5

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