JE SO’ PAZZO Nicola Prosatore
Il primo impatto con un biopic musicale porta con sé il solito timore: trovarsi davanti all’ennesima operazione nostalgica, pensata solo per santificare il mito di turno. Nel caso di “Je so’ pazzo“, l’opera di Nicola Prosatore dedicata a Pino Daniele, ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso. Il film sceglie la via dell’onestà, offrendo un ritratto sincero e privo di filtri che preferisce scavare nell’uomo prima ancora che nella leggenda.
Il pilastro dell’operazione è la prova del protagonista: l’interpretazione di Massimiliano Caiazzo è del tutto convincente. Caiazzo mette in mostra un’immedesimazione fisica e psicologica lodevole, frutto di uno studio evidente sulla parola, sulla cadenza e sulla postura dell’artista napoletano, schivando la trappola dell’imitazione macchiettistica.
Dovendo condensare una vita enorme in un paio d’ore, la sceneggiatura ha operato tagli inevitabili. Ha sacrificato ampie porzioni della carriera discografica per privilegiare la sfera privata, focalizzandosi sul nucleo centrale del dramma: il rapporto irrisolto tra Pino e il padre Gennaro, interpretato da un solido Giovanni Ludeno.
La regia di Prosatore gestisce bene la ricostruzione storica, regalando una messa in scena sporca al punto giusto ed estremamente realistica. La pellicola ha inoltre il merito di non raccontare il successo come un evento fulmineo o scontato. Scava negli snodi di una carriera iniziale non lineare.
L’intero casting si rivela azzeccato: dalle figure di contorno ai ruoli principali, ogni attore appare funzionale.
In conclusione: “Je so’ pazzo” racconta la musica di un grande artista attraverso le sue ferite umane. Come panorama, una Napoli popolare, verace, tutt’altro che patinata.





























