L’AGENTE SEGRETO (O agente secreto) Kleber Mendonça Filho

“L’agente segreto” di Kleber Mendonça Filho è uno di quei film da cui ti aspetti tantissimo, ma che alla prova dei fatti si rivela un’opera decisamente sopravvalutata. La pellicola è ambientata nel Brasile degli anni Settanta, in piena dittatura militare, e se c’è un aspetto in cui la produzione eccelle, è sicuramente la componente visiva. La fotografia è davvero bella, curata in ogni dettaglio, e si sposa alla perfezione con delle location credibili al massimo. Tutto è ricreato in maniera così fedele e meticolosa che, guardando lo schermo, entri fisicamente dentro il Sud America di quegli anni; l’atmosfera è talmente densa che ti senti là, anche se in Brasile non ci hai mai messo piede. Il problema, però, è che una volta ammirata la confezione, il contenuto lascia parecchio a desiderare. Per noi europei, ai quali spesso manca il contesto storico preciso e per cui l’America del Sud rappresenta sempre un grande rebus, il film risulta inevitabilmente ancora più ostico da decifrare. Ma sarebbe troppo comodo dare la colpa solo alla distanza culturale: il problema vero, quello che affossa l’opera, è una narrazione che non ha minimamente ritmo.
La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista, si ingarbuglia spesso e volentieri, mettendo sul piatto una trama che aggiunge continuamente troppi addendi per poi non saperli gestire, finendo inesorabilmente per sfilacciarsi. La regia, di conseguenza, appare spesso confusionaria, indecisa sulla direzione da prendere. In un simile contesto, anche l’impegno di un attore sempre bravo e solido come Wagner Moura finisce per perdersi; la sua interpretazione c’è, ma inserita in un meccanismo così dispersivo non riesce ad appassionare granché e a salvare la baracca.
Onestamente, due ore e mezza di visione sono un’eternità, un peso che si fa sentire tutto sulla poltrona. Quando finalmente si arriva al finale, la pellicola sembra volersi svegliare dal torpore: c’è un po’ di azione, un tocco di splatter gratuito che male non fa, e un simulacro di resa dei conti, il tutto accompagnato da musiche davvero azzeccate e un’ottima colonna sonora. Peccato che, proprio in chiusura, il film decida di scivolare anche in un evitabile melodramma familiare che appesantisce nuovamente l’epilogo. Alla fine dei conti, l’ambizione non basta a coprire i buchi strutturali.





















