NAZA Yuval Abraham, Rachel Szor
Se volete capire fino a che punto ci siamo spinti oltre, dovete guardarvi “Naza“. Questo documentario dei premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor ha letteralmente scioccato l’ultima Mostra del Cinema di Venezia, facendo incetta di premi semplicemente perché fa una cosa che nessuno ha il coraggio di fare: dà la parola ai carnefici. Davanti alla telecamera ci sono ventiquattro soldati e ufficiali dell’intelligence israeliana che, a viso coperto, confessano la fredda routine dietro a quelli che sono crimini veri e propri.
La cosa che lascia di sasso non è solo la costante disumanizzazione del nemico, ma la consapevolezza impressionante di questi giovani. Sono ragazzi totalmente asserviti al sistema israeliano che sterminano intere famiglie con una freddezza che tramortisce chiunque guardi lo schermo. Il motivo? L’intelligenza artificiale ha trasformato la guerra in un videogame. I militari descrivono software e algoritmi usati per selezionare i bersagli come se stessero facendo una partita alla PlayStation, azzerando ogni traccia di empatia umana. E c’è un passaggio che rimane piantato in testa, dove si ammette con totale indifferenza che per uccidere un singolo membro di Hamas il sistema ha dato il via libera al massacro di 500 civili. Cinque cento persone ridotte a un danno collaterale accettabile su un monitor.
Ovviamente il governo israeliano è letteralmente impazzito e ha scatenato polemiche furiose, proprio perché ne esce male. Ma tra ministri che gridano al tradimento e tentativi di censura, il risultato è uno solo: fosse anche solo vero un quarto di quello che il documentario scoperchia, il senso di schifo resterebbe comunque inalterato.





























