THE INVITE Olivia Wilde
C’è qualcosa di profondamente terapeutico nel veder naufragare i matrimoni altrui sul grande schermo, specie se il disastro si consuma tra le quattro mura di un bell’appartamento di San Francisco.
Olivia Wilde torna dietro la macchina da presa con “The Invite“, adattamento hollywoodiano che attinge a piene mani dal film spagnolo “Sentimental” di Cesc Gay e che in Italia avevamo già masticato grazie al remake “Vicini di casa”.
Il soggetto è un classico gioco al massacro: Joe e Angela sono una coppia borghese logorata dal tempo, intrappolata in una fredda routine fatta di risentimenti passivi-aggressivi. La miccia si accende quando invitano a cena gli eccentrici inquilini del piano di sopra. I nuovi arrivati sono l’esatto opposto: libertini, passionali e totalmente privi di tabù. A brillare sono soprattutto una splendida Wilde davanti alla cinepresa e un Edward Norton perfetto, capaci di dare sfumature e spessore ai rispettivi ruoli.
L’impianto dell’opera tradisce subito una forte matrice teatrale, azzerando le distanze e giocando tutto sulla claustrofobia degli spazi stretti. Impossibile non pensare a “Carnage” di Roman Polański, capolavoro ispirato alla celebre pièce “Il dio del massacro” di Yasmina Reza. Anche qui il salotto diventa un’arena spietata dove le maschere della rispettabilità crollano un brindisi dopo l’altro.
“The Invite” funziona proprio per questo contrasto frontale tra due mondi speculari: da un lato l’ipocrisia puritana, dall’altro la totale libertà sessuale. I dialoghi serrati tengono alto il ritmo, lasciando che la commedia scivoli in un dramma da camera teso. Se Wilde e Norton offrono prove ottime, sono discrete e accettabili le performance dei comprimari Seth Rogen e Penélope Cruz. Insomma, un film carino che non inventa nulla, ma che mette a nudo i nostri tabù con la giusta cattiveria.





























