IN "FIVE SONGS" CI SONO LE CINQUE CANZONI PREFERITE DI...

ALOSI Cult

Ascoltando questo disco, . Questo per dire che "Cult" è un album che guarda sì al passato, a un certo cantautorato pop nazionale e di importazione, ma ha il grosso pregio di aggiornare i contenuti e mischiare le carte, basta prendere in esame i due pezzi iniziali, il reggae di "Downtown" con Stevie Culture, e il blues di Blues animale", sono due esperimenti attorno al tema centrale, e risultano vincenti e finanche coraggiosi se pensiamo alla loro collocazione in scaletta. Il resto…

Score

QUALITA' - 77%

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alosi cultAscoltando questo disco, per un attimo ci siamo immaginati Battisti o Lennon aggiungere qualche brano alla loro personale playlist su Spotify. Questo per dire che “Cult” è un album che guarda sì al passato, a un certo cantautorato pop nazionale e di importazione, ma ha il grosso pregio di aggiornare i contenuti e mischiare le carte, basta prendere in esame i due pezzi iniziali, il reggae di “Downtown” con Stevie Culture, e il blues di Blues animale”, sono due esperimenti attorno al tema centrale, e risultano vincenti e finanche coraggiosi se pensiamo alla loro collocazione in scaletta. Il resto dell’album ha atmosfere cantautorali più classiche e i singoli si sprecano: la title track ha una chitarrina languida che è pura delizia, e un refrain killer; “Una vita in gioco” è un pezzo cantato come se il Nostro fosse agli esordi in cameretta; “Fuori Programma” è una ballatona da cantare a squarciagola; la conclusiva “Punto di non ritorno” ha una linea melodica che sul ritornello contiene un piccolo segreto, infatti rimanda (involontariamente?) a “1.9.9.6.” degli Afterhours.

In conclusione: bello iniziare il 2023 con un disco di tale spessore. Pietro Alessandro Alosi (voce e chitarra del duo Il Pan del Diavolo) ha fatto l’album che ogni esordiente dovrebbe fare: semplice nelle melodie, coraggioso e selvatico.

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