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BUÑUEL

BUÑUEL «Buñuel, un nome breve, rapido, significativo ed efficace, come la nostra musica»

Nuova band per Xabier Iriondo, Pierpaolo Capovilla, Franz Valente ed Eugene S. Robinson. “A Resting Place for Strangers“, esordio dei Buñuel, uscirà domani, l’8 gennaio, per La Tempesta International/Goodfellas. Pierpaolo Capovilla su Facebook ha parlato in questi termini del nuovo progetto: «…credo che i Buñuel rappresentino, in una qualche misura, la continuazione di quell’avventura che fu One Dimensional Man. Naturalmente non è la stessa cosa, ma il massimalismo che esprimono i Buñuel credo avvicini, e di molto, il suo suono a quello di ODM».

Che ne pensi, Xabier?

«Sicuramente, come Pierpaolo dice, vi è un continuum con l’esperienza di ODM ma io trovo che il suono di Buñuel abbia qualche bizzarria chitarristica e vocale in più».

Ultimamente sei stato parte integrante di due progetti dai nomi… cinematografici: Todo Modo prima, e Buñuel ora. Perché queste scelte legate alla “settima arte”?

«Un certo tipo di cinema (Alejandro Jodorowsky, Guy Maddin, etc) accompagna da sempre il mio percorso di ricerca musicale. Nello specifico i progetti che tu citi hanno dei nomi che non sono stati però proposti da me. Todo Modo è il titolo di un libro (di Sciascia) e di un film (di Petri) e Giorgio Prette ha avuto l’idea di chiamare così il nostro progetto ed io e Paolo Saporiti l’abbiamo sposata perché rappresenta pienamente la sintesi di quello che è lo stato attuale del nostro malato Paese».

Di chi, dunque, l’idea del nome Buñuel?

«Buñuel l’ha proposto Eugene S. Robinson (cantante della band) dopo che venne scartata la prima proposta (“Los olvidados”, uno dei primi film messicani del regista spagnolo) perché a San Francisco c’era una band così chiamata. Il nome ci è parso perfetto perché breve, rapido, significativo ed efficace, come la nostra musica».

Mi piacerebbe capire qualcosa sui tuoi compagni di avventura. Mi dici un dettaglio su ognuno di loro? 

«Franz Valente è un “motorhead” vero e proprio, un cavallo instancabile che macina fusti e metalli senza perdere un colpo. Pierpaolo Capovilla riesce con il basso a tessere ragnatele pulsanti che avvolgono i brani incessantemente: un vero piacere suonare con una sezione ritmica del genere. Eugene S. Robinson è un performer strabiliante, poetico e sanguigno come pochi, primitivo ed avantgarde allo stesso tempo. Non è retorica: è un onore per me suonare con musicisti del genere».

Il tuo bisogno di sperimentare le molteplici dimensioni del suono/rumore è da sempre una caratteristica del tuo modo di fare arte/musica. In questo senso – e alla luce degli anni di esperienza alle spalle – vorrei chiederti qual è il tuo rapporto oggi con il suono/rumore. Lo hai esplorato adeguatamente o resta un viaggio senza fine? E’ anche un modo per sapere verso quali sonorità ti senti attratto.

«Sono attirato da miriadi di sonorità differenti: naturali, sintetiche, calde, fredde. Ogni timbro e suono vale la pena di essere esplorato. Mi attrae da sempre l’elettrizzante possibilità di combinare in maniera imperfetta il timbro naturale di uno strumento con la manipolazione dello stesso, portando il tutto ad una estrema contraddizione. Un esempio: distorci e filtra il suono di un clavicembalo e costruisci un breve riff metal in un pezzo pop con questo suono: perfetto! Il mio viaggio esplorativo non ha una meta finale, lo scopo è di continuare a stupirmi creando nuove combinazioni da attuare in differenti contesti musicali».

Che dimensione dare oggi ai Buñuel? Progetto sul quale costruire basi o side project?

«L’idea per ora è di pianificare un tour in Europa e magari anche più lontano».

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