BLANCO «Col tempo e con l’analisi, ho imparato a rispettare la mia rabbia»
Dalla rabbia al silenzio, fino al ritorno. Blanco – all’anagrafe Riccardo Fabbriconi – è il protagonista del nuovo numero di Vanity Fair. In un’intervista intensa e personale, l’artista racconta il percorso che lo ha portato a fermarsi, riflettere e ripartire dopo un periodo complesso. Nel dialogo con il magazine, il cantautore si apre e racconta della sua crescita personale, del ritorno a scuola e delle lettere d’amore per gli amici.
Sui periodi in cui non stava bene.

«Ricordo un pomeriggio d’inverno, a casa. Ero seduto sul divano da tanto tempo. Niente cellulare, sguardo fisso nel vuoto. Avevo l’albero di Natale accanto. A un certo punto mi alzo, prendo l’albero e lo butto giù dalle scale. Poi mi metto in un angolo e piango a dirotto. Col tempo e con l’analisi, ho imparato a rispettare la mia rabbia. La mia rabbia è genuina perché non viene mai sfogata verso gli altri. Nella vita le ho sempre più prese che date. Con la rabbia io faccio del male solo a me stesso. E a volte mi è capitato di farmi molto, molto male. Ho scelto come copertina del nuovo album un’immagine di me e mia madre scattata da mio padre quindici anni fa. Mi trasmette un senso d’innocenza. E la cosa mi piace. Non voglio tornare a essere innocente. Sto provando a farmi accettare per come sono. Nell’album, scrivo: crescere non significa essere più liberi. Prima ero più sognatore. Oggi sono più interessato alle possibilità che ai sogni. Perché, alla fine, crescere fa un po’ paura».
Sul rapporto giovani e politica.
«Il problema della nostra generazione con la politica non è l’astensionismo ma la mancanza di fiducia. Non si tratta di quello che i politici dicono, ma di quello che non ci dimostrano. In quella sfiducia sta tutto il problema».
Sul suo ritorno a scuola.
«È come se avessi voluto buttare giù la casa per ripartire dalle fondamenta. Perché adesso so come si costruisce. Prima la mia casa stava crescendo storta. Come una torre di Pisa. E mi appassiona la scienza. Gli scienziati sono i veri grandi artisti della Storia perché ogni volta devono distruggere qualcosa dato per sicuro per creare qualcosa che prima non esisteva».
L’intervista completa è disponibile sul numero di Vanity Fair in edicola dal 18 marzo e sul sito vanityfair.it
Giornalista: Simone Marchetti
Fotografo: Nick Thompson
Cover Look: Top-scultura, Giuseppe di Morabito. Pantaloni, Dolce&Gabbana. Stivaletti, Sonora.





























