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SHARA «Napoli non è una città semplice, ma se riesci ad affermarti qui puoi farlo ovunque»

Vento del Sud” parla di radici, tradizioni, opposti e naturalmente di meridione. Ma quello di Shara è anche un album moderno, teso a valorizzare e a promuovere le eccellenze delle terre del Sud Italia, luoghi ricchi di storia, arte e cultura, spesso tenuti nell’ombra.

SHARA vento_del_sudLa prima cosa che colpisce del tuo progetto è la foto della copertina del tuo disco. Cosa vuole rappresentare?

«Con quell’immagine ho voluto racchiudere tutto un concetto, è uno scatto in cui ho cercato di riassumere l’essenza del Sud mettendo insieme degli elementi che caratterizzano questa terra. La corona è simbolo di regalità, quindi, è un chiaro riferimento al Regno delle Due Sicilie, il mantello blu è un voluto accostamento alla Madonna che insieme al reliquiario che ho tra le mani, ispirato all’ampolla contenente il sangue di San Gennaro, rappresentano il sentimento religioso che è fortemente radicato a Sud. Gli elementi in oro sono inoltre un’allusione alla nutrita presenza di arte nei territori meridionali».

Arrivi da una città particolarissima come Napoli. Cosa c’è di Napoli in questo album?

«Vivere a Napoli significa avere a che fare ogni giorno con tante realtà diverse tra loro, “tante anime” che cercano di affermare la propria verità nella lotta tra il lecito e l’illegalità, l’originale ed il falso, il genuino e il tossico. Napoli non è una città semplice, ma se riesci ad affermarti qui puoi farlo ovunque. La mia città vive da sempre il perenne senso di precarietà ed è forse questo il motivo per cui i partenopei vivono nella costante attesa di quel “miracolo” che possa cambiare le loro sorti. A Napoli si sente in maniera molto amplificata la lotta tra il bene ed il male insieme a tutto lo stato di cose errate che attraversa l’intera nazione. Qui perdi quando ti pieghi ad un sistema, ma sei vincente e dimostri di essere abile se in mezzo alle tante cose che non vanno riesci a vivere senza aver dovuto cedere ad un compromesso o aver modificato il tuo modo di essere. Eppure Napoli non è solo questo, se hai la capacità di non soffermarti soltanto su certi aspetti ed inizi a cogliere quelli positivi lei diventa ai tuoi occhi la città più bella in assoluto. E’ esattamente così che l’ho descritta ne “Il bacio del risveglio”, il brano che Napoli mi ha ispirato in cui racconto il bisogno di unirsi, di stringersi la mano per poter cambiare le cose. Posso senz’altro affermare che l’essere cresciuta in una città come questa mi ha aiutato a capire in che modo si deve trovare l’equilibrio tra gli opposti e che si può essere liberi anche quando all’apparenza tutto lì fuori può sembrare già stato stabilito».

In un’intervista hai detto: “Il Sud e il Nord non devono essere considerati come due cose differenti”. In quest’ottica cosa può fare la musica secondo te?

«Se fatta con l’anima giusta la musica può fare tanto. Essa è condivisione e se il messaggio che porta è diretto ad unire le persone può sicuramente indurre chi ascolta a riflettere sul contenuto di una canzone e poter così instillare un atteggiamento di apertura e positività verso il prossimo».

Visto dagli occhi di una donna, com’è l’ambiente della musica? E’ più difficile farsi strada? 

«Il destino di una donna, soprattutto se intelligente, è sempre più difficile rispetto a quello di un uomo. E’ così non soltanto nel campo della musica, ma credo fermamente che lo sia in tutti i settori. Oggi che tutto è divenuto molto più complesso rispetto al passato, muoversi nel mondo della musica per una donna è spesso frustrante. A volte ti trovi in circostanze per nulla facili, per questo è di uso comune pensare che chi ce l’ha fatta abbia pagato il prezzo di un compromesso».

Ti è mai capitato di trovarti davanti a richieste ambigue?

«Ricordo la prima volta in cui mi fu fatta una richiesta di “scambio merci” in termini a dir poco espliciti alla quale risposi con molto sdegno con un: “Io la dogana non la pago”. Presi i miei spartiti ed andai via dallo studio in cui mi trovavo. Chi avevo davanti non era abituato ai “no”, eppure dopo alcune ore mi chiamò per scusarsi, ma io avevo capito che mancavano del tutto i presupposti per avviare una collaborazione con una persona simile. Credo che alla lunga sia sempre il talento, supportato da una buona dose di intelligenza, ad avere la meglio su certi personaggi e ad aprirti la strada».

Si fa musica perché, Shara? Per i soldi, per il successo, per ritrovare se stessi nell’applauso degli altri?

«Si fa musica per essere se stessi e per comunicare a chi ascolta che c’è un altro punto di vista differente dal proprio. Si fa musica essenzialmente per conoscere meglio sé stessi e gli altri, per fare aggregazione e per veicolare un importante messaggio: “Insieme le cose possiamo cambiarle”».

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