Cinema2019

SAINT MAUD Rose Glass

saint maud

Saint Maud“, esordio di Rose Glass, si muove su un terreno delicato: quello del thriller psicologico venato di horror spirituale, dove la fede diventa ossessione e la solitudine si trasforma in incubo.

L’impatto iniziale è indubbiamente intrigante: l’atmosfera cupa, le inquadrature ricercate e un ritmo volutamente dilatato spingono lo spettatore a credere che ogni elemento visivo e narrativo conduca verso una rivelazione dirompente. Ma, una volta raggiunto il traguardo, la sensazione è di aver percorso un sentiero più promettente che soddisfacente.

Morfydd Clark, nei panni di Maud, sostiene l’intero film con un’interpretazione intensa e credibile, dando corpo e fragilità a un personaggio lacerato tra fervore religioso e percezione distorta della realtà. È grazie a lei che l’opera mantiene tensione e fascino anche nei momenti in cui la sceneggiatura sembra ripiegarsi su sé stessa. La fotografia, elegante e cupa, amplifica il senso di claustrofobia e isolamento, suggerendo una profondità che, purtroppo, non sempre la trama riesce a raggiungere. Il problema principale risiede nella scrittura: i temi centrali – incomunicabilità, fede, alienazione – sono evocati, ma mai davvero sviluppati con spessore. Ciò che dovrebbe essere un crescendo verso la liberazione emotiva o spirituale diventa un’attesa che sfocia in un epilogo poco incisivo, più rivelazione visiva che conclusione sostanziale. Non basta la raffinatezza formale né la cura per l’atmosfera a colmare la mancanza di un cuore narrativo solido.

“Saint Maud” rimane così un film sospeso, capace di incuriosire alla prima visione ma destinato a lasciare un retrogusto di delusione quando si valuta nel suo insieme. Un’occasione parzialmente mancata: c’è talento tecnico ma la pellicola non riesce a dare piena voce alle sue ambizioni.

Review Overview

SCORE - 5.5

5.5

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