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SUSPIRIA Luca Guadagnino

Il "Suspiria" di Luca Guadagnino ha un'estetica meravigliosa che rende il giusto omaggio all'originale di Dario Argento: bella fotografia (di Sayombhu Mukdeeprom), preziose le musiche di Thom Yorke, ottimo il lavoro di scenografia di Inbal Weinberg. Purtroppo però manca... il film. Nel senso che la sceneggiatura di David Kajganich fa acqua da tutte le parti e la regia di Guadagnino è in perenne equilibrio fra messa in scena del pomposo copione e voglia di strafare con soluzioni stilistiche a volte di pregio (i piani sequenza sono tutti efficaci) e a volte pretenziose oltre il lecito. Al quadro appena descritto aggiungete un montaggio appena sufficiente e…

Score

SCORE - 5

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suspiria

Il “Suspiria” di Luca Guadagnino ha un’estetica meravigliosa che rende il giusto omaggio all’originale di Dario Argento: bella fotografia (di Sayombhu Mukdeeprom), preziose le musiche di Thom Yorke, ottimo il lavoro di scenografia di Inbal Weinberg. Purtroppo però manca… il film. Nel senso che la sceneggiatura di David Kajganich fa acqua da tutte le parti e la regia di Guadagnino è in perenne equilibrio fra messa in scena del pomposo copione e voglia di strafare con soluzioni stilistiche a volte di pregio (i piani sequenza sono tutti efficaci) e a volte pretenziose oltre il lecito. Al quadro appena descritto aggiungete un montaggio appena sufficiente e un finale da mani nei capelli e avrete la cifra stilistica dell’opera.

Il film è il remake dell’omonimo lavoro del 1977 diretto da Dario Argento. Guadagnino ha dichiarato che la pellicola non è esplicitamente un remake, ma è invece un omaggio alla “potente emozione” che provò quando guardò per la prima volta il film originale.

La trama. Nel 1977, durante l’autunno tedesco, la ballerina Susie Bannion si trasferisce a Berlino per far parte della prestigiosa compagnia di ballo Markos Tanz Company. Non vi sveliamo nulla se vi anticipiamo che “Suspiria” è una storia di streghe.

Il cast vede Dakota Johnson nei panni della protagonista: non una prova memorabile la sua, ma comunque degna. Molto bene invece Tilda Swinton, che nei panni dell’insegnante/strega riempie la scena con una fisicità tutt’altro che scontata. Indugiamo ancora un po’ sul finale, che è sì spettacolare ma è anche un polpettone non facile da digerire, con lo spettatore chiamato ad assistere a un dilatamento dei tempi oggettivamente eccessivo, con tante scene che potevano essere omesse, oppure si sarebbe potuto lavorare di sottrazione prima del finale, salvaguardando così l’epilogo.

In conclusione: un horror bello nell’estetica ricercata ma senza una storia potente da raccontare.

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