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GREEN BOOK Peter Farrelly

Difficile capire cosa possano averci visto quelli dell'Academy in questo film, tanto da arrivare a eleggerlo come miglior lungometraggio del 2019. Eh sì, perché agli ultimi Oscar, "Green Book" ha fatto un figurone, ma onestamente il suo successo è un mistero, perché stringi stringi non è altro che il solito film, con la solita trama scontata e il finale rassicurante. . Qualche dettaglio in più? La trama. Nel 1962, dopo la chiusura temporanea (due mesi…

Score

SCORE - 5.5

5.5

6

green book

Difficile capire cosa possano averci visto quelli dell’Academy in questo film, tanto da arrivare a eleggerlo come miglior lungometraggio del 2019. Eh sì, perché agli ultimi Oscar, “Green Book” ha fatto un figurone, ma onestamente il suo successo è un mistero, perché stringi stringi non è altro che il solito film, con la solita trama scontata e il finale rassicurante. Ci si mette un attimo a spiegare la storia: due tizi all’inizio non si sopportano e strada facendo scopriranno valori comuni sino a diventare amici. Qualche dettaglio in più?

La trama. Nel 1962, dopo la chiusura temporanea (due mesi per restauri) del Copacabana, uno dei migliori club di New York in cui lavorava, il buttafuori italoamericano, Tony Vallelonga, deve a tutti i costi trovare un lavoro per mantenere la sua famiglia. Accetta di lavorare per il pianista afroamericano Don Shirley e decide di seguirlo in tour nel sud degli Stati Uniti, dove il pianista, nonostante sia accolto trionfalmente durante i suoi concerti, subisce vessazioni e violenze a causa dei forti pregiudizi contro i neri ancora vigenti nella zona, tanto che si deve affidare a una guida stradale, il Green Book, dove sono indicati alberghi e ristoranti nei quali si accettano i neri.

Per il ruolo di Don Shirley, Mahershala Ali ha vinto il suo secondo Oscar della carriera quest’anno, sempre nella categoria “non protagonista”. Ma se nel 2017 con “Moonlight” il premio poteva avere un senso, questa volta è stato proprio un regalo, perché la sua prova è sì discreta, ma ad esempio due spanne sotto rispetto a quella di Richard E. Grant in “Copia Originale”. Probabilmente si è voluto premiare il “politicamente corretto” di questo film – non vediamo altre motivazioni. Fra Ali e Viggo Mortensen (impegnato nel ruolo di Tony Vallelonga) semmai avrebbe avuto maggior senso dare l’Oscar a quest’ultimo, che seppur alle prese con un’interpretazione fuori dalle righe e a tratti non credibile, almeno ha avuto il merito di caricarsi sulle spalle buona parte della pellicola e di riempire la scena con tanta fisicità. Ma premiare Mortensen avrebbe voluto dire lasciare a bocca asciutta Rami Malek con “Bohemian Rhapsody”, un altro film pompato all’inverosimile. Insomma, veramente difficile capire il senso dei premi dati agli ultimi Oscar

Tornando a “Green Book” non c’è molto altro da dire: classico film natalizio in cui i buoni si annusano e poi diventano amiconi. Pur basandosi su una storia vera, è tutto tristemente stereotipato nella pellicola di Peter Farrelly. Insomma, una delusione.

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